In Parlamento è scattato il conto alla rovescia per chiudere la partita della Manovra, che entro dieci giorni dovrà passare alla Camera per il via libera in seconda lettura e poi l’approvazione.
La Manovra 2026 approda in Aula al Senato. A più di due mesi dall’approvazione in Consiglio dei ministri (era il 17 ottobre), il disegno di legge Bilancio arriva – finalmente – questa mattina, lunedì 22 dicembre, in Aula al Senato per la votazione finale. Poi dovrà passare di nuovo alla Camera, mentre il voto per l’approvazione definitiva dovrà arrivare entro il 30 dicembre. Questo dopo che sabato scorso è arrivato – a fatica – il via libera della Commissione Bilancio del Senato con relatori del provvedimento Guido Liris (Fratelli d’Italia), Dario Damiani (Forza Italia), Claudio Borghi (Lega) e Mario Alejandro Borghese (Udc-Noi Moderati), hanno ricevuto mandato di riferire favorevolmente in assemblea a Palazzo Madama. Ora inizia la discussione in Aula, con l’obiettivo del governo di arrivare al voto finale entro domani, come assicurato dal presidente del Senato, Ignazio La Russa. Per poi passare la palla alla Camera e cercare di chiudere la partita entro domenica 28 dicembre.
La quarta manovra economica del governo di Giorga Meloni vale complessivamente 18,7 miliardi di euro. La maggior parte delle misure riguarda il taglio dell’Irpef per i redditi medi fino a 50 mila euro lordi con l’aliquota che scende dal 35% al 33%. Ma ci sono anche 3,5 miliardi per le imprese e una nuova rottamazione delle cartelle — la quinta. E interventi sulle pensioni con tagli per chi anticipa l’accesso pensionistico.
Esattamente come è accaduto lo scorso anno al Senato, quest’anno sarà dunque la Camera a dover approvare un testo della manovra sostanzialmente “blindato”, in quanto i tempi estremamente risicati non consentono di apporre modifiche. L’ennesima prova di un monocameralismo di fatto (o bicameralismo “dimezzato”) che è diventato ormai una prassi parlamentare italiana in cui, per velocizzare l’iter legislativo, una sola Camera (Camera o Senato) esamina un provvedimento in prima lettura e l’altra si limita a ratificarlo, spesso con una questione di fiducia, deviando dal bicameralismo perfetto paritario previsto dalla Costituzione.
Dalla stretta sull’e-commerce ai dazi sui micro-pacchi, passando per i giochi
La misura più discussa delle ultime settimane trova conferma nell’articolato finale. Dal 1° gennaio 2026 scatta il prelievo sui flussi logistici extra-Ue, ribattezzato “tassa sui pacchi”. La norma impone un contributo fisso di 2 euro su tutte le spedizioni di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi fuori dall’Unione Europea. Le stime della Ragioneria Generale, riportate nei dossier tecnici, calcolano una platea di circa 327 milioni di spedizioni coinvolte l’anno. Nonostante le critiche delle piattaforme di e-commerce, il Governo ha mantenuto il punto, escludendo modifiche sostanziali nell’ultimo passaggio in Commissione Bilancio.
Anche se a scatenare la polemica forse più aspra è stato ancora una volta il capitolo giochi, in seguito all’introduzione da parte della maggioranza – attraverso un emendamento ad hoc – dell’istituzione di un nuovo gioco: il “Win For Italia Team”, con le opposizioni che gridano allo scandalo e ne chiedono la soppressione. Anche attraverso una serie di emendamenti dedicati.
Ma la misura più importante relativa al comparto dei giochi è sicuramente quella della destinazione di 80 milioni di euro di gettito degli apparecchi da intrattenimento come incremento del fondo per l’attuazione della delega fiscale per la riorganizzazione della rete fisica in materia di giochi alle Regioni che, anche se con divisioni interne, proprio nel corso delle negoziazioni chiedono da tempo la compartecipazione agli utili dal gioco senza vincolo di destinazione nella lunga partita in corso per la soluzione della cosiddetta Questione territoriale.
Inoltre, come avviene ogni anno sono previste le seguenti disposizioni: nell’anno finanziario 2026 il ministro dell’Economia e delle Finanze, con propri decreti, provvede all’adeguamento degli stanziamenti dei capitoli destinati al pagamento dei premi e delle vincite dei giochi pronostici, delle scommesse e delle lotterie, in corrispondenza con l’effettivo andamento delle relative riscossioni.
Le misure su Fisco e imprese
Tra le misure più importanti della manovra 2026 c’è il taglio dell’Irpef con l’aliquota che scende dal 35% al 33% e riguarda i contribuenti con redditi fino a 50 mila euro. Il testo propone anche la rottamazione quinquies, con 54 rate bimestrali da minimo 100 euro ciascuna spalmate in 9 anni. Confermato l’intervento sulla fiscalità finanziaria, in particolare sulle negoziazioni ad alta frequenza (High Frequency Trading). L’aliquota della cosiddetta Tobin tax sulle transazioni finanziarie
raddoppia, passando dallo 0,02% allo 0,04%. La misura dovrebbe generare un extragettito stimato in 337,3 milioni di euro a decorrere dal prossimo esercizio finanziario. Rientrano in manovra tutte le misure per le aziende: arrivano 1,3 miliardi per il credito d’imposta Transizione 4.0, i cui fondi sono andati esauriti. Tra questi: 532,64 milioni per le aziende che hanno fatto domanda per il credito d’imposta per la Zes unica. Confermato dal 2026 l’iperammortamento, che sarà triennale. Vengono incrementate le risorse stanziate per il 2027 e il 2028 per gli incentivi per i processi di aggregazione e la tutela occupazionale. Dal 1° gennaio scatta la «tassa sui pacchi». La norma impone un contributo fisso di 2 euro su tutte le spedizioni di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi fuori dalla Ue. Le stime della Ragioneria Generale calcolano circa 327 milioni di spedizioni coinvolte l’anno.





