Indagine su fragilità neuropsichiatrica minori: focus sui videogiochi

La commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza approva l’indagine sulla fragilità dei più giovani, nella quale ci si concentra anche sui videogiochi.

 

Focus anche sui videogiochi e, in misura minore, sul gioco, nell’indagine conoscitiva sulla fragilità emotiva e psicologica dei più giovani anche da un punto di vista neuropsichiatrico, con focus su depressione, autolesionismo, disordine alimentare fino anche alla forma più grave, il suicidio, esaminata e approvata dalla commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.

GLI STUDI INTERNAZIONALI – L’indagine evidenzia infatti che “a, a partire dal 2010-2012, si osserva un aumento preoccupante della patologia psichica in età evolutiva. Nascono sempre meno bambini, e quelli che nascono corrono un maggior rischio di ammalarsi di un disturbo psichiatrico. Due recentissimi studi pubblicati su riviste del gruppo Jama (Jama, Journal of the American Medical Association e Jama Pediatrics) evidenziano il legame tra un’esposizione continua agli schermi e problemi mentali. Il primo Addictive Screen Use Trajectories and Suicidal Behaviors, Suicidal Ideation, and Mental Health in Us Youths28, analizza l’evoluzione di un uso compulsivo di smartphone, social media e videogiochi in oltre 4.200 bambini statunitensi tra gli 8 e i 12 anni, seguiti dal 2016 al 2020-2022. Non sarebbe solo il numero di ore trascorse davanti allo schermo a determinare il rischio psicologico quanto piuttosto l’utilizzo compulsivo, che interferisce con scuola, relazioni e attività quotidiane”.

LE INIZIATIVE DEL MINISTERO DELLA SALUTE – Focus anche sull’Italia e sulle iniziative del ministero della Salute, partendo della constatazione che “depressione, ansia, autolesionismo, ideazione e tentativi di suicidio, costituiscono una realtà diffusa anche in età infantile e adolescenziale; nella stessa fascia di età si fa strada un uso problematico dei social media, di internet, dei videogiochi e del gioco d’azzardo; nonché il consumo di sostanze sia legali (alcol, nicotina) che illegali. Gli studi di neuroscienze propongono una visione unitaria della dipendenza, secondo la quale i meccanismi neurobiologici alla base delle dipendenze sono gli stessi. Secondo questa vision, le dipendenze comportamentali e quelle da sostanza hanno in comune: il comportamento compulsivo, l’astinenza e la tolleranza, che possono portare ad effetti invalidanti sulla salute e sulle relazioni sociali”.

In premessa, si delinea il quadro epidemiologico anche in materia di disturbi legati al gioco: “L’International Classification of Diseases (Icd-11) ha assunto l’Internet Gaming Disorder (Igd) come categoria diagnostica e lo descrive come un modello di comportamento di gioco digitale (online o offline) persistente e/o ricorrente, che è caratterizzato da una incapacità di controllare l’avvio, la frequenza, l’intensità, la durata e la conclusione del gioco. Spesso, nel gaming autorizzato ai minori, il denaro viene utilizzato per proseguire nel gioco (microtransazioni effettuate con vero denaro scambiato con moneta virtuale) attraverso l’acquisto di scatole di cui non si conoscono i contenuti (loot boxes). Tale meccanismo di stimolo, rinforzo, reazione, è quindi assolutamente similare a quello del gioco d’azzardo”.
L’Icd-11 (International Statistical Classification of Diseases, Injuries and Causes of Death), stilato dall’Oms, definisce il Disturbo da Gioco d’Azzardo (Dga), come “caratterizzato da un modello di comportamento di gioco persistente o ricorrente, che può attuarsi online (cioè su internet) o offline. Il disturbo da gioco d’azzardo viene descritto anche nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders 5th edition Tr (Dsm-5 Tr) come una dipendenza comportamentale caratterizzata da un persistente comportamento di gioco mal adattativo che crea problemi psico-sociali al soggetto coinvolto, ai suoi familiari, ed è causa di problemi finanziari e può condurre a disturbi di natura antisociale. Nel corso degli ultimi anni la diffusione del gioco d’azzardo fra gli adolescenti è stata riconosciuta come un’importante tematica di salute pubblica”.

Da qui i dati, non recentissimi, sull’Italia: “Lo studio campionario Espad 36 condotto nel 2022 rileva che il 57% degli studenti tra i 15 e i 19 anni, pari a quasi 1 milione 500mila ragazzi, afferma di aver giocato d’azzardo nella propria vita e il 51% (1 milione 300mila ragazzi) nel corso dell’anno. Entrambi i valori sono i più alti mai registrati dal primo anno di rilevazione. Nel 2022, quasi 200mila studenti hanno giocato d’azzardo online (8,1%), in particolare i ragazzi. I giochi maggiormente praticati online sono totocalcio, totogol e scommesse sportive (47%), seguiti da altri giochi di casinò virtuali, come roulette e dadi (28%), scommesse virtuali (27%) e slot machine/videolottery (25%). La maggior parte dei giocatori online gioca presso la propria abitazione (60%), il 44% a casa di amici, il 25% a scuola, il 21% in luoghi pubblici chiusi, il 19% presso luoghi pubblici aperti come piazze e parchi e il 6,4% sui mezzi di trasporto. Lo strumento maggiormente utilizzato per giocare online è lo smartphone, seguito da computer, tablet, console e televisione. Il 60% dei giocatori utilizza un account personale, il 30% quello di un amico o di un conoscente maggiorenne, il 13% quello di un genitore e il 6,7% quello di fratelli o sorelle maggiorenni”.

L’indagine approvata menziona, tra le iniziative finanziate dal ministero della Salute, il progetto Play it safe and keep control: strategie per un utilizzo responsabile di videogiochi, internet e social media. “La finalità del progetto – si spiega – è di sviluppare strumenti, toolkit e dispositivi utili a insegnanti e operatori dei servizi socio-sanitari in grado di accompagnarli nell’implementazione di azioni mirate a prevenire il gaming disorder e l’abuso di internet da parte degli adolescenti e a cogliere eventuali segnali d’allarme per una segnalazione precoce di eventuali situazioni problematiche o a rischio. Il progetto è stato affidato alla Regione Lombardia che svolge il ruolo di coordinatore per le altre regioni coinvolte (Nord Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Veneto Centro, Lazio, Toscana, Abruzzo) e l’Istituto Superiore di Sanità”.

LE RACCOMANDAZIONI A GOVERNO E PARLAMENTO – Alla luce di quanto esposto nell’indagine la Commissione raccomanda al Parlamento e al Governo. Per gli interventi di natura preventiva: 1) proseguire nell’aumento della diffusione degli asili nido su tutto il territorio nazionale e investimento in generale sullo 0-6 e sui poli per l’infanzia; 2) aumento del tempo pieno nelle scuole; 3) favorire il modello di scuole aperte fino a sera per consentire nuovi luoghi di incontro per ragazze e ragazzi con attività formative extra scolastiche; 4) favorire la creazione delle comunità educanti capaci di creare raccordo tra scuola, ente locale, terzo settore e tutte le agenzie educative del territorio; 5) stabilizzazione dello psicologo scolastico con la previsione di un servizio di supporto psicologico in presenza. 6) presenza a scuola del nutrizionista; 7) interventi sull’uso degli smartphone, dall’educazione digitale fino alla previsione di limitazioni legate all’età; 8) interventi per una genitorialità consapevole e di accompagnamento; 9) supportare progetti regionali per la promozione dell’educazione alla salute, al benessere psico-fisico e allo sport, con particolare attenzione ai temi della sana alimentazione e dell’equilibrio emotivo, in linea con i contenuti dell’ordine del giorno G/1600/1/7 Cantù, Marti, Romeo, approvato al Senato il 30 luglio 2025”.

Altre raccomandazioni riguardano gli interventi di presa in carico\cura: “1) aumento della spesa sanitaria per attività residenziale, semi residenziale, ambulatoriale, domestica; 2) aumento del numero di posti letto per ricovero ordinario Npia e diffusione su tutto il territorio nazionale (oggi 5 regioni sono prive di letti); 3) potenziamento del Sism con inserimento delle attività di neuropsichiatria infantile; 4) creazione di una banca dati nazionale per il monitoraggio dei disturbi neuropsichici in infanzia e adolescenza; 5) creazione di luoghi di accoglienza e cura solo per minori; 6) potenziamento dei posti di specializzazione in neuropsichiatria infantile per una vera copertura nazionale (oggi Abruzzo, Basilicata, Calabria e Sicilia non hanno personale specializzato); 7) sviluppo di una nuova cultura della salute mentale attraverso il potenziamento del Piano di azione con il potenziamento delle équipe multidisciplinari diffuse sui territori; 8) creazione di un modello nazionale per la presa in carico dei disturbi del comportamento alimentare; 9) Aumento del numero dei servizi sociali/socioassistenziali sul territorio per una diagnosi precoce”.

 

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