I commissari giudiziali del Casinò Campione esprimono il loro parere sull’estinzione dell’arbitrato e sull’eventuale ricorso a un’azione civile nei confronti di ex amministratori.
“L’iniziativa contenziosa della Società presenta, in sede arbitrale come davanti al giudice ordinario, ‘indubbi profili di aleatorietà e complessità, se non altro per la risalenza delle vicende, il numero dei convenuti coinvolti, l’interrelazione con le vicende oggetto del procedimento penale per bancarotta pendente in primo grado, la non agevole individuazione del nesso causale tra le condotte contestate e il possibile danno provocato e, infine, le difficoltà di una compiuta quantificazione dei danni asseritamente imputabili ai convenuti.” Lo si legge nel parere dei commissari giudiziali del Casinò Campione, Alessandro Danovi e Gianluca Minniti, chiamati a esprimersi (ai sensi di quanto prevede il decreto di omologa del concordato) su questa (e ad altre che superino i 50mila euro di valore) azione giudiziale e dunque in merito “all’estinzione dell’arbitrato” che si avrà con il mancato pagamento della parte restante dell’anticipo chiesto al Casinò dalla Camera arbitrale di Milano sul lodo con il quale lo stesso chiedeva circa 80 milioni di euro ad ex amministratori dal 2011 al 2018, un tema che è stato anche oggetto di discussione in consiglio comunale, che ha favorevolmente votato un atto di indirizzo da dare al Casinò.
Nonostante gli elementi di aleatorietà e complessità, alla luce dell’andamento del concordato e del pagamento ai creditori, i commissari sottolineano che “il trasferimento della controversia dalla sede arbitrale a quella ordinaria, pur incrementando l’alea circa l’esito del giudizio, stante la probabilità che gli amministratori sollevino l’exceptio compromissi, non pare agli scriventi poter influire in merito al richiamato giudizio in ordine all’inidoneità ad incidere in maniera significativa sull’esecuzione della proposta” e “pertanto, anche in considerazione della condivisibile previsione di riduzione dei costi procedurali, la riproposizione davanti al Tribunale di Milano delle medesime domande di responsabilità ex artt. 2393 e 2407 del Codice civile nei confronti dei convenuti già devolute agli arbitri, non sembra costituire, allo stato, un fatto impeditivo dell’utile prosecuzione dell’esecuzione del concordato preventivo, ormai prossimo al suo completamento“. I commissari invitano comunque la Società a “integrare tempestivamente il corredo informativo, trasmettendo un’aggiornata previsione dell’entità delle spese di lite da sostenersi innanzi al giudice ordinario”.
Anche lo studio legale che ha redatto il piano di concordato del Casinò aveva, in precedenza, formulato il suo parere alla società di gestione sull’azione sociale di responsabilità e sulle conseguenze del mancato pagamento dei depositi iniziali del procedimento arbitrale, così da fornire un supporto tecnico sulla decisione di proseguire o meno sull’arbitrato, eventualmente riproponendo le domande davanti al giudice ordinario. A dire dei consulenti, la soluzione preferibile sarebbe, come in effetti è poi stato deciso, di non pagare il fondo iniziale ancora insoluto, il che porterà all’estinzione dell’arbitrato, e di adire al tribunale civile. Lo studio legale riteneva inoltre opportuno, come infatti è stato fatto, interloquire con gli organi di concordato e di sottoporre formalmente la questione al socio unico, ossia al Comune di Campione.
Come si spiega anche nell’atto di indirizzo approvato dal consiglio comunale, l’arbitrato è un atto dovuto e la decisione di estinguerlo e di adire al giudice ordinario è stata presa dopo avere ricevuto il parere dei legali del Casinò e dei commissari giudiziali. Intanto, tre dei convenuti hanno accettato una transazione e i crediti che si matureranno serviranno a pagare i debiti concordatari.





