Consiglio di Stato: confermata la decadenza di una concessione Bingo per assenza Tulps

L’appello di una sala bingo contro la decadenza della concessione per mancanza della licenza Tulps da parte del legale rappresentante è stato bocciato dal Consiglio di Stato che conferma la decadenza del titolo.

 

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello presentato da una sala bingo contro la perdita della concessione, dovuta alla mancata intestazione della licenza Tulps al legale rappresentante.
Secondo il decreto istitutivo del bingo del 2000, la concessione decade non solo quando vengono meno i requisiti stabiliti dal regolamento o dal bando, ma anche in caso di interruzione dell’attività non giustificata da forza maggiore, violazioni regolamentari, gravi irregolarità amministrative o inadempienze fiscali.

Con questa motivazione il Consiglio di Stato ha confermato la decisione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che aveva dichiarato la decadenza della convenzione in capo a una società che gestiva una sala bingo a Fiumicino (RM), la cui concessione era in regime di proroga.

La società aveva spiegato di aver subito un forte calo d’attività e difficoltà economiche a seguito delle restrizioni legate alla pandemia di Covid‑19. Per garantire la prosecuzione dell’attività aveva accumulato debiti verso l’Amministrazione per gli anni 2020‑2021, poi rateizzati in sei tranche, continuando comunque a versare il canone mensile di €7.500. Tali misure erano state adottate dopo un provvedimento di sospensione dell’attività disposto da ADM nel maggio 2022.

Tuttavia, nel marzo 2023 l’Agenzia ha disposto la decadenza della concessione, rilevando che l’attività non era ripresa (pur essendo stata autorizzata dal 9 novembre 2021), che le dichiarazioni sostitutive non erano state integrate impedendo le verifiche sui requisiti soggettivi, e che al rappresentante legale mancava una regolare licenza ex art. 88 Tulps. ADM ha inoltre contestato il mancato pagamento integrale dei canoni e l’assenza di garanzie valide e idonee.

Il TAR Lazio aveva già respinto il ricorso della società concentrando l’analisi sulla mancanza della licenza di pubblica sicurezza e sulla mancata ripresa dell’attività, ritenendo infondate le censure della società.

Tale impostazione è stata confermata dal Consiglio di Stato, che ha sottolineato come la licenza di polizia per lo svolgimento delle scommesse a carico del legale rappresentante sia un requisito amministrativo essenziale. La convenzione, infatti, richiede espressamente che il legale rappresentante possegga le autorizzazioni di pubblica sicurezza.