L’analista di gaming Mauro Natta evidenzia alcuni episodi simili nei casinò italiani, contemporaneamente alle misure che possono essere messe in campo per prevenirli e combatterli.
di Mauro Natta
Gentilissime lettrici e carissimi lettori, sono soddisfatto per le considerazioni che ho potuto scambiare con voi cercando di rispondere ad alcune vostre probabili curiosità in merito ad un settore nel quale per molti anni ho lavorato e ancora provo a occuparmi. Mi permetto di credere l’argomento abbastanza interessante motivo per cui intendo continuare; eccomi a parlare di in accadimento recentissimo. Spero che il mio modesto contributo possa aver formato una sorta di aiuto in quanto, in generale, ho constatato che se un soggetto non ha avuto delle esperienze dirette in un casa da gioco trova difficoltà ad entrare della maggior parte delle dinamiche specifiche proprie della gestione del gioco d’azzardo.
Nel confrontarmi con gli addetti ai lavori, con i quali mantengo ottimi rapporti, mi sono quasi abituato a dare per scontati alcuni passaggi che permettono di arrivare celermente alle conclusioni rispetto a quelle che possono essere delle mancanze organizzative o delle responsabilità soggettive.
Avendo notato negli ultimi anni alcuni scandali un po’ in tutti i casinò italiani mi sento di concludere che le logiche e i percorsi per commettere illeciti seguono, abitualmente, il medesimo copione.
Mi rendo conto, tuttavia, che per tutti coloro che non sono pratici del settore e dell’ambiente, è complicato, forse poco possibile, individuare con certezza le dimensioni, le conseguenze e le responsabilità che si formano nel momento in cui si verificano degli “incidenti”.
Per semplificare al massimo provo a dire che l’atipicità di un casinò, diversamente da tutte le altre aziende, consiste nel fatto che le vincite o le perdite che si verificano in ogni singolo tavolo da gioco con trovano riscontro in una pezza giustificativa, ad esempio lo scontrino, ma si susseguono ininterrottamente dall’apertura della sala fino alla sua chiusura.
Il risultato della giornata di lavoro, l’incasso, infatti si ottiene per differenza tra quanto registrato all’apertura e quanto trovato alla chiusura di tutti i tavoli.
In questo arco di tempo non è possibile avere alcun riscontro amministrativo tale da confermare e confortare la correttezza di tutte le operazioni.
Ne consegue, nel caso in cui avvengano illeciti, che gli unici competenti ad accorgersene sono quei dipendenti che prestano servizio in sala durante l’apertura dei tavoli, quindi quelli che operano in orario notturno e nei weekend.
La moltitudine di azioni che si possono compiere per ottenere vantaggi personali, che non possono essere scoperti dai funzionari amministrativi con orario di ufficio, impone un massiccio utilizzo di personale e di procedure destinati al controllo sulla regolarità del gioco: argomento sul quale mi sono cimentato spesso e volentieri.
A chi scrive risulta piuttosto agevole immaginare come siano andate le cose, tuttavia la comprensione dei fatti e delle relative conseguenze risulta spesso impossibile per chi non è del mestiere.
A mio avviso il problema di fondo rimane questo: la gestione di una azienda così atipica non potrebbe essere affidata ad un solo dirigente magari di provenienza amministrativa ma dovrebbe, coinvolgendo la parte tecnica di gioco, operare necessariamente per l’intera giornata.
Pare assurdo ma è credibile, a mio modo di vedere, che sono proprio i dipendenti infedeli a trarre beneficio dal fatto che la struttura sia gestita in un modo diverso da quello che mi appare logicamente adatto.
Mi sembra di trovare conferma di quanto precede in tema di organizzazione aziendale nel fatto che ad accorgersi di eventuali illeciti, per carità tutti da dimostrare, non sono stati i dipendenti, i responsabili di reparto o il servizio di controllo bensì le Fiamme Gialle.





