Indagini e segnalazioni nel casinò, tra mansionari e iniziative personali

L’analista di gaming Mauro Natta riflette sull’indagine in corso e che va a toccare anche alcuni dipendenti del Casinò di Saint Vincent.

 

di Mauro Natta

Per esperienza mi pare di intuire che anche questa indagine che riguarda anche il Casinò di Saint Vincent si sviluppa secondo criteri già visti nel corso della mia lunga carriera nel settore.

Allo scopo di non ripetermi nell’elencare tutte le questioni che stanno a monte di questo increscioso “incidente” desidero dedicarmi all’analisi di alcuni aspetti che, a mio avviso, sembrano risultare piuttosto rilevanti quando si vuole entrare nel dettaglio di quello che genericamente possiamo definire come “clima aziendale”.

Spesso ho ascoltato definire il casinò, e concordo pienamente, come un “palazzo di cristallo” ovvero un luogo in cui è assai difficile che avvenga qualcosa senza che “altri”, forse i più attenti, non ne vengano prima o poi a conoscenza.

Da quanto rammento di aver letto, anche in questo caso il famoso detto trova conferma visto che risulterebbero degli esposti anonimi recapitati alle Fiamme gialle e provenienti secondo quanto pare emergere dagli atti investigativi espressamente dall’interno della stessa Casa da gioco.

Il fatto, se confermato, che tali esposti provengono dall’interno dell’azienda e quindi siano stati dei dipendenti a prendere questa iniziativa, mi pare logico portare la questione su un altro piano.

Per quanto mi risulta dall’esperienza tutti i “mansionari” previsti per il personale che opera all’interno di una casa da gioco prevedono ed impongono che qualora un dipendente dovesse riscontrare delle anomalie nello svolgimento delle proprie mansioni lo stesso debba tempestivamente segnalare il fatto al proprio superiore gerarchico.

Va da sé che se la lagnanza coinvolge direttamente il proprio superiore gerarchico quel dipendente dovrà rivolgersi a un livello sempre crescente.

Il fatto che i segnalanti pare abbiano deciso di rivolgersi all’esterno, comprensibilmente in modo anonimo, lascia spazio a molteplici interrogativi che non credo siano di certo favorevoli all’azienda o quanto meno all’immagine che la stessa intende dare di sé.

Rivolgersi ad ambienti esterni per denunciare presunte anomalie organizzative non è certamente una scelta facile per un lavoratore dipendente ma non mi pare opportuno poter affermare che tale iniziativa sia criticabile in quanto l’alternativa potrebbe anche finire per alimentare, a mio modo di vedere, un insieme di atteggiamenti che forse potrebbero sembrare ispirati dalla cosiddetta “legge del silenzio”.

In un contesto come quello che pare si vada delineando, nel caso in cui le ipotesi investigative dovessero trovare conferma, non sorprenderebbe l’apprendere che il numero delle persone coinvolte tende ad ampliarsi.

La mia personalissima opinione, come ho ribadito più volte, non esclude una sobria tolleranza per quanto riguarda la circolazione del contante all’interno di una casa da gioco, purché ciò avvenga nell’interesse generale, ma condanna fermamente quanti ne approfittano per favorire speculazioni che nulla hanno a che vedere con il gioco d’azzardo al solo fine di ricavare un tornaconto personale.

Quello che maggiormente mi stupisce è il fatto che lo spazio che separa i funzionari operativi dall’amministratore unico sembra sia lasciato assolutamente vuoto tanto che eventuali comportamenti equivoci potrebbero essere non intercettati prima che le inevitabili conseguenze investano, come un fulmine a ciel sereno, il vertice aziendale e l’ente titolare della concessione.

Dovrebbero essere i fatti e non le mie modeste considerazioni di questi ultimi tempi a spingere la proprietà a dotarsi di gestioni ben più strutturate al fine di poter garantirsi quella “solidità” volta a ridurre i rischi derivanti da una conduzione superficiale di quelle aziende che operano nel settore del gioco d’azzardo, le quali come è noto richiedono tutt’altra attenzione rispetto a quelle che operano, ad esempio, nel settore alberghiero.

Si fa presto a scegliere quelle soluzioni che abbassano i costi per il personale ma le conseguenze. prima o poi, finiscono per rappresentare degli esborsi ben più alti e consistenti.

In aggiunta non credo di essere l’unico residente ad avere la curiosità di conoscere i contenuti della risposta scritta fornita a seguito dell’interrogazione presentata al punto 9 dell’ultimo Consiglio regionale (Casinò, corruzione e riciclaggio).

Rimane un mistero per chi scrive come sia stato possibile che dal 2023 ad oggi fossero stati in molti, almeno così pare, ad avere dei seri dubbi sulla gestione di alcune operazioni, senza che nulla sia filtrato al vertice aziendale.

Se questo problema di comunicazione interna, in quanto tale mi sento di qualificarlo, dovesse riguardare altri ambiti, la situazione potrebbe risultare ancora più complessa. Chi ha lavorato per tanti anni e in diverse mansioni in un casinò è perfettamente a conoscenza che le aree più vulnerabili di una casa da gioco non sono certamente, lo ripeto a mio avviso, quelle in discorso.

 

Foto di Matthew TenBruggencate su Unsplash