Scommesse irregolari in un Pvr, la Corte tributaria conferma l’accertamento dell’Adm e riduce la sanzione

La Corte di Giustizia Tributaria della Lombardia riconosce la validità dell’accertamento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli su un punto vendita ricariche, ma ritiene eccessiva la sanzione iniziale e ne dispone la riduzione.

 

La Corte di Giustizia Tributaria della Lombardia ha confermato la validità dell’accertamento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nei confronti del gestore di un punto vendita ricariche della provincia di Milano, accusato di aver svolto attività di raccolta di scommesse oltre i limiti consentiti dalla normativa. I giudici hanno però ridimensionato l’entità della sanzione, ritenendo eccessiva quella inizialmente applicata.

Il caso nasce da un controllo della Guardia di Finanza all’interno dell’esercizio commerciale. Durante l’ispezione sono state trovate alcune postazioni di gioco non collegate alla rete statale e prive dei sistemi di controllo previsti, ritenute idonee a consentire il gioco con vincita in denaro.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il titolare non si sarebbe limitato alle attività normalmente consentite ai punti vendita ricariche, cioè l’assistenza ai clienti per ricaricare i conti di gioco online e la verifica dell’identità. Dalle verifiche sarebbe invece emersa la raccolta diretta delle scommesse e la gestione delle vincite in contanti, operazioni riservate esclusivamente agli operatori autorizzati della rete statale.

A seguito dell’ispezione, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha notificato un avviso di accertamento per l’imposta sulle scommesse. In mancanza di documentazione contabile utile a ricostruire il volume delle giocate, l’amministrazione ha determinato il tributo attraverso una ricostruzione induttiva.

Nel giudizio di appello la Corte tributaria ha ritenuto legittima la pretesa fiscale dell’amministrazione, confermando quindi l’obbligo di versare l’imposta dovuta. Allo stesso tempo ha però stabilito che la sanzione applicata fosse sproporzionata rispetto alla violazione contestata, anche alla luce delle difficoltà interpretative che negli anni hanno caratterizzato la disciplina dei punti vendita ricariche, decidendo quindi di ridurne l’importo.

I giudici hanno inoltre chiarito che una recente pronuncia della Corte costituzionale relativa alla presenza di apparecchiature per il gioco online nei locali pubblici non è applicabile al caso in esame, poiché la violazione riguardava soprattutto l’intermediazione e la raccolta delle scommesse al di fuori del circuito autorizzato.

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