Formazione casinò: a pagamento, ma di chi?

L’analista di gaming Mauro Natta torna sulle differenti modalità dei casinò nel promuovere la formazione.

 

di Mauro Natta

Tra i buoni propositi per il 2026 mi ero segnato di non intervenire ulteriormente su quanto accade al Casinò di Sanremo, tuttavia mi è capitato tra le mani un articolo di stampa che mi era sfuggito.

In particolare mi hanno incuriosito alcune affermazioni di parte sindacale che in qualche modo intendevano valorizzare e promuovere l’iniziativa rivolta alla formazione che prevedeva un riconoscimento economico ai partecipanti.

Sulla questione ho già espresso la mia opinione ma, a fronte della mia lunga esperienza nel sindacato, davvero stupiscono alcune osservazioni, soprattutto se provenienti da chi si occupa del coordinamento case da gioco del sindacato di categoria.

Per prima cosa mi viene naturale sottolineare che i candidati risultano “idonei” a seguito di una valutazione gestita “da chi lavora o ha lavorato nel casinò” diversamente da quanto è avvenuto per la selezione del direttore giochi.

In secondo luogo balzano agli occhi le parole del presidente e personalmente sono felice di apprendere che non abbia alcun dubbio sul valore dei suoi croupier tuttavia riterrei molto più elegante lasciarlo dire ad altri. Credo che a Venezia e a Monte-Carlo la pensino in modo leggermente diverso.

Ma mettiamo il tutto su un piano logico, evidentemente più comprensibile di quello tecnico.

Mentre il sindacato giustamente appoggia un intervento che consente ai croupier di guadagnare qualcosa in più prestando servizio come istruttori ai corsi di formazione, pare che l’azienda si debba accollare tutti i costi relativi alla location, alle attrezzature, alla società di appoggio e ai docenti.

E, mi è sembrato di comprendere che, siccome l’unico ostacolo alla realizzazione dell’interesse di molti poteva essere rappresentato dalla mancanza di candidati, si è pensato bene di pagarli affinché si rendessero disponibili.

Sinceramente dubito molto che un gestore privato avrebbe scelto questo percorso e sicuramente la moltitudine di aziende che campano solamente grazie alla formazione di impiegati di gioco.

 

Foto di Sasun Bughdaryan su Unsplash