Riordino gioco, operatori e associazioni: ‘Riforma, la politica ascolti il settore’

Operatori e associazioni partecipanti al convegno organizzato a Roma dal Milton Friedman Institute chiedono che la politica ascolti le istanze del settore del gioco fisico, di cui si sta completando il decreto legislativo di riforma.

 

Roma – Fitto parterre di rappresentanti delle associazioni e delle aziende del settore, oltre che di politici,  al convegno organizzato quest’oggi, 4 marzo, a Roma, dal Milton Friedman Institute e dal titolo “Gioco pubblico: regolazione, concorrenza e libero mercato”, occasione di confronto tra istituzioni, esperti e operatori del settore su un tema centrale per l’economia italiana: il rapporto tra regolazione pubblica, tutela dei consumatori, concorrenza e principi di libero mercato nel comparto del gioco legale.

ZEGA – Secondo Marco Zega, direttore Affari istituzionali e sviluppo business di Codere Italia, “in questa fase delicata di riordino del settore, è fondamentale adottare un approccio basato su sostenibilità ed equilibrio competitivo. Il riordino deve tutelare l’intera filiera, garantire certezza normativa e non favorire concentrazioni a vantaggio dei grandi operatori, preservando il ruolo delle Pmi che operano nei territori nel rispetto delle regole. Legalità, sostenibilità economica e occupazione devono restare i pilastri delle scelte future”.

Rispetto al comparto Adi apparecchi da intrattenimento, che “ancora oggi produce circa il 50% delle entrate erariali, bisogna ricordare che dal 2004, dopo la messa al bando dei videopoker, gli apparecchi da intrattenimento (Awp e Vlt) hanno rappresentato un pilastro del gioco pubblico regolamentato, garantendo legalità, occupazione diffusa e un contributo erariale che nel 2019 ha superato i 6,7 miliardi di euro”. Negli ultimi anni, tuttavia, come ricorda Zega “il comparto ha subito una progressiva contrazione a causa di reiterati aumenti della pressione fiscale e riduzione dei payout; regolamentazioni territoriali disomogenee; cambiamenti strutturali nei consumi e forte spinta verso il digitale, anche in forme ibride o irregolari.
Se confrontato con il 2019, il segmento ha perso circa 1,5 miliardi di euro di gettito annuo, senza che la crescita di altri prodotti – caratterizzati da una fiscalità inferiore – abbia compensato la perdita. Un intervento tecnico mirato – con un aumento del payout del 5% e una contestuale riduzione della tassazione del 5% – può contribuire a ristabilire attrattività per gli apparecchi e stabilità del gettito erariale, conclude.

ZAMPARELLI – Interviene poi anche Emilio Zamparelli, presidente di Sts – Tabaccai, che richiama l’attenzione sulla centralità della rete dei tabaccai come presidio territoriale e ultimo anello della filiera della raccolta del gioco. Nel suo intervento sottolinea come il dibattito delle ultime settimane si sia concentrato soprattutto sul tema delle gare, definito importante ma non sufficiente a rappresentare tutte le criticità del settore, ricordando che “i diritti concessori devono poi poter essere esercitati concretamente sul territorio”. Zamparelli richiama quindi i nodi ancora irrisolti della regolamentazione locale, in particolare distanze e fasce orarie, su cui , afferma, manca ancora chiarezza, con il rischio di rendere inefficace il riordino. Il presidente di Sts invita inoltre ad affrontare la riforma “nella sua interezza” e in modo unitario tra gli attori della filiera, evitando divisioni interne che indebolirebbero il comparto. Sul tema delle distanze respinge soluzioni differenziate tra categorie, definendo “assolutamente sbagliato” accettare limiti come i 100 metri o nuove fasce orarie, anche alla luce della diffusione del gioco digitale. Zamparelli richiama infine la necessità di tutelare la rete di raccolta esistente e di garantire gare economicamente sostenibili, avvertendo che condizioni troppo onerose per gli operatori potrebbero tradursi in nuovi costi per gli esercenti, e conclude invitando il settore a superare logiche “a comparti stagni” per arrivare a un riordino condiviso ed efficace.

CANGIANELLI – Nel dibattito prende la parola anche Emmanuele Cangianelli, presidente di Egp e delegato Fipe: “Il mercato dei giochi è un mercato regolamentato, non è un mercato libero, ma deve essere un mercato dinamico“. Riferendosi a diversi interventi che hanno preceduto il suo, Cangianelli evidenzia come “alcune delle ipotesi che abbiamo sul tavolo rendano molto meno dinamico il mercato nel futuro. Certamente questo non è auspicabile, prima ancora che per gli interessi degli esercizi pubblici, per gli interessi pubblici e per la tutela della legalità delle imprese stesse, e ancora prima per quelli dei consumatori e degli utenti del gioco. Da ultimo anche per l’effetto finale sui conti pubblici, per i motivi che sono stati già sottolineati”.

La linea di miglioramento della situazione “è certamente quella sottolineata da alcuni, in particolare il senatore Pedrizzi, di lasciare spazio a dei momenti di approfondimento più tecnico. I dati parlano: la tutela delle persone si fa con più tecnologia, non con i limiti di distanze o degli orari che stanno già entrando nell’anacronismo, cioè fanno parte di tempi e di letture lontane da noi. Si deve pensare ad una offerta sul territorio che sia coerente con la domanda, ma anche con i differenti settori di intrattenimento”.

Nel convegno della settimana scorsa “qualche intervento politico parlava del rischio di aumento del numero delle sale bingo rispetto alle 180 che ci sono ad oggi. Ci si dimentica forse che il bando, di più di 25 anni fa, era per oltre 450 sale, ma ne sono state attive 330 e fino a pochi anni fa erano più di 230. E parliamo dei luoghi di maggior intrattenimento, di maggior controllo e di maggior rapporto tra il personale e chi si intrattiene”.

Il presidente ricorda anche i numeri del comparto pubblici esercizi: nei pubblici esercizi italiani il sistema dei giochi regolamentati in concessione rappresenta oggi il 42% dell’intera rete distributiva nazionale, pari a circa 35.300 punti attivi su 85.000 complessivi.
Il dato emerge dal Report 2025 sui pubblici esercizi, di prossima pubblicazione nel Rapporto Attività 2025 della FIPE-Confcommercio, che restituisce l’immagine di un comparto articolato e in trasformazione, caratterizzato da una crescente specializzazione dell’offerta e da una razionalizzazione della rete generalista.
La rete si articola in: 4.929 sale specializzate (bingo, sale o negozi scommesse, sale con apparecchi), autorizzate ex art. 88 Tulps; 30.417 bar ed esercizi con offerta secondaria di gioco, autorizzati ex art. 86 o 88 Tulps; oltre 13.000 Punti Vendita Ricariche (PVR) registrati nella prima fase di iscrizione all’albo per il gioco a distanza (2024).

Le sale dedicate risultano in crescita nell’ultimo biennio, segnalando una tendenza alla qualificazione dell’offerta, mentre la rete generalista registra una contrazione di oltre il 2% rispetto al 2024, riflettendo processi di razionalizzazione e chiusura nella componente secondaria.

Sul piano territoriale emergono modelli distributivi differenziati: alcune regioni del Mezzogiorno mostrano una maggiore incidenza del canale delle ricariche per il gioco a distanza; Campania e Lombardia presentano concentrazioni rilevanti su più canali; Abruzzo e Piemonte registrano una presenza relativamente elevata di sale specializzate, mentre Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia evidenziano valori più contenuti.
Nel complesso, il comparto riflette un’evoluzione verso modelli più strutturati e integrati con il canale digitale, in cui regolamentazione efficace e contrasto all’illegalità restano elementi centrali per la tutela del mercato, delle imprese e dei consumatori.

SESTILI – Prende quindi la parola anche Stefano Sestili, rappresentante di Global Starnet, che spiega di aver deciso di rivedere il proprio intervento dopo aver ascoltato il dibattito della mattinata, scegliendo di concentrarsi su alcune considerazioni generali. Richiamando oltre vent’anni di esperienza nel settore della consulenza, Sestili sottolinea come il cambiamento sia un valore fondamentale per le imprese e per i sistemi economici, chiarendo però che evoluzione non significa “sfasciare”, ma costruire nuove soluzioni partendo da ciò che ha funzionato. In questo senso evidenzia come il modello italiano del gioco pubblico abbia dimostrato nel tempo diversi elementi positivi, tra cui un sistema competitivo che ha contribuito a far emergere il settore dall’illegalità e a favorire la crescita imprenditoriale degli operatori, aspetti che , afferma, devono essere preservati nel processo di riforma. Sestili richiama inoltre il principio delle soluzioni “win-win”, spiegando che il cambiamento dovrebbe produrre benefici condivisi e che tali risultati possono emergere solo attraverso un confronto reale tra tutti gli attori della filiera, invitando quindi il legislatore a valutare le scelte normative considerando gli effetti complessivi nel tempo e a promuovere un dialogo ampio tra istituzioni e stakeholder del settore.

MASINI – Interviene quindi anche Michele Masini, amministratore delegato di Admiral Gaming Network, che richiama il ruolo dei concessionari di rete come infrastruttura tecnologica del sistema del gioco pubblico fisico. Masini sottolinea come questi operatori garantiscano ogni giorno integrità dei flussi di dati, sicurezza delle transazioni e controllo tecnico delle reti, evidenziando che l’innovazione nel settore significa anche sistemi di monitoraggio avanzati e strumenti più efficaci per individuare anomalie e comportamenti a rischio. Il Ceo osserva però che tali investimenti richiedono adeguata sostenibilità economica, ricordando che negli ultimi anni il comparto delle gaming machines ha registrato una riduzione della redditività e che “il gettito proveniente dagli apparecchi è diminuito dell’8 per cento nonostante l’aumento della raccolta”. Masini segnala inoltre la contrazione dei punti vendita di videolottery dopo la pandemia, passati da quasi 4.800 nel 2019 a meno di 4.300 oggi, e sottolinea la necessità di intervenire su parametri tecnici come payout e costo della giocata per riequilibrare il sistema. Infine richiama l’esigenza di maggiore chiarezza sulla futura gara per le concessioni e ribadisce che i concessionari sono pronti a investire in innovazione e strumenti di tutela dei giocatori, ma solo in presenza di un quadro regolatorio che garantisca sostenibilità economica e ritorno degli investimenti.

BADOLATO – Interviene nella giornata romana di dibattito sul riordino del gioco anche Francesco Badolato, in rappresentanza della Sapar. Ricordando il ruolo storico svolto dalla rete dei gestori come presidio diffuso sul territorio, Badolato sottolinea come “questo modello oggi si trovi ad affrontare un nuovo scenario competitivo caratterizzato dalla presenza di nuovi operatori e nuove tipologie di gioco, in particolare legate allo sviluppo del digitale. Oggi il gioco fisico si trova a confrontarsi con forme di offerta differenti che dovrebbero essere sottoposte a criteri più omogenei sia sul piano della tassazione sia su quello della regolamentazione”. In questo scenario è importante che “il nuovo bando per le concessioni garantisca condizioni di equilibrio competitivo tra le diverse modalità di gioco”.

Anche Badolato evidenzia il rischio che “secondo alcune ipotesi circolate sul riordino del settore, i grandi operatori già presenti nell’online possano diventare anche i principali protagonisti del gioco fisico, con possibili effetti sulla concorrenza del mercato e sulle dinamiche di tutela dei giocatori e dei soggetti più vulnerabili” e si sofferma sul tema degli strumenti regolatori tradizionali come distanziometri e limitazioni orarie, osservando come “le nuove tecnologie offrano oggi strumenti alternativi di controllo e prevenzione che potrebbero rendere meno efficaci o superati alcuni di questi meccanismi, anche alla luce dei principi di proporzionalità dell’azione amministrativa”.

Perplessità poi rispetto “alla distinzione tra esercizi certificati e non certificati. Nella maggior parte delle regioni gli operatori del settore sono comunque soggetti a percorsi formativi e anche i cosiddetti esercizi generalisti che ospitano il gioco rappresentano un presidio importante sul territorio, contribuendo alla socialità e al controllo dell’attività“.
In conclusione Badolato ribadisce l’impegno dell’associazione a “proseguire il confronto con le altre organizzazioni della filiera e con le istituzioni, anche attraverso proposte di misure temporanee volte a rilanciare la componente di intrattenimento degli apparecchi e ad affrontare le criticità competitive del settore in vista del riordino complessivo del gioco pubblico”.

 

CARDIA – Interviene poi ancheGeronimo Cardia, presidente di Acadi, che richiama alcune criticità del riordino del gioco fisico, a partire da distanziometri e limitazioni orarie, giudicati strumenti inefficaci e non coerenti con l’evoluzione del mercato. Cardia segnala inoltre la necessità di misure ponte, avvertendo che senza interventi transitori la rete degli apparecchi rischia “una contrazione tra l’8 e il 10 per cento annuo”, con effetti su una filiera che produce oltre la metà del gettito del settore. Il presidente di Acadi richiama poi le ipotesi di aumento dei limiti di concentrazione dal 25% fino al 34-40%, sottolineando che una simile scelta dovrebbe essere giustificata da un chiaro interesse pubblico: l’Antitrust, osserva, ha già considerato alcune concentrazioni “accettabili ma al limite” proprio perché esistono più concessionari a garantire la concorrenza. Un ulteriore aumento delle soglie rischierebbe quindi di ridurre lo spazio competitivo per altri operatori e di incidere su gettito, occupazione e piccole imprese della filiera, anche perché operatori già forti nell’online potrebbero orientare le scelte verso i canali più redditizi. Cardia conclude ricordando che diverse organizzazioni del settore hanno chiesto un incontro con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli e con il viceministro Maurizio Leo per aprire un confronto sul riordino prima della definizione del decreto legislativo.