Campione d’Italia, dissesto ancora al centro del confronto politico

Opposizione contesta la fine del dissesto: debiti ancora aperti e nodo Casinò al centro dello scontro politico cittadino.

Non si placano le polemiche sullo stato finanziario del Comune di Campione d’Italia. Nonostante la nota diffusa dall’amministrazione comunale dopo il recente consiglio comunale sul tema e la successiva comunicazione che richiama anche una presa di posizione della Prefettura di Como, entrambe nel senso della fine del dissesto, i consiglieri di opposizione Simone Verda e Gianluca Marchesini tornano a sostenere che il Comune sia tuttora in stato di dissesto.

In un comunicato firmato dai due esponenti di Campione 2.0, si contesta la tesi secondo cui l’approvazione ministeriale del bilancio stabilmente riequilibrato e il decorso del quinquennio di risanamento sarebbero elementi sufficienti a dichiarare chiusa la procedura. Secondo i consiglieri, invece, il dissesto si conclude solo con la chiusura della liquidazione dei debiti e con l’approvazione ministeriale del rendiconto finale dell’Organo straordinario di liquidazione (Osl).

Richiamando la relazione dell’Osl inviata alla Corte dei Conti, i consiglieri evidenziano come la procedura di liquidazione risulti ancora aperta e con una massa passiva residua superiore ai 13 milioni di euro, al netto delle riduzioni previste dalla normativa. Tra le principali voci restano i crediti di dipendenti, pensionati e fornitori.

Viene citata anche la partita legata al Casinò di Campione: tra le posizioni aperte figura infatti l’imposta sugli intrattenimenti (Isi) per gli anni 2017 e 2018, un debito formalmente in capo al Comune ma connesso alla gestione del Casinò, dal quale dovrebbero arrivare le risorse per il pagamento attraverso la procedura concordataria. Sempre il Casinò è indicato come elemento rilevante anche per alcune integrazioni pensionistiche, storicamente collegate agli introiti della casa da gioco.

Per Verda e Marchesini, dunque, il rispetto del bilancio riequilibrato attesterebbe eventualmente l’assenza di nuovi squilibri, ma non equivarrebbe alla chiusura definitiva del dissesto finché i debiti pregressi non saranno integralmente liquidati.

La vicenda resta al centro del confronto politico cittadino, con due letture opposte: da un lato l’amministrazione che rivendica l’uscita dal dissesto, dall’altro l’opposizione che parla di una procedura ancora aperta e annuncia ulteriori iniziative di verifica.