L’analista di gaming Mauro Natta torna a occuparsi delle operazioni ai tavoli da gioco, aspetto molto delicato per i casinò italiani e non solo.
di Mauro Natta
Rileggendo i miei interventi dell’ultimo periodo mi sono reso conto di aver posto attenzione prevalentemente su due argomenti; il primo che mirava ad approfondire alcune interpretazioni piuttosto approssimative che riguardavano la figura del direttore giochi a seguito della sua irreperibilità sul mercato come chiaramente emerso in occasione del bando promosso in quel di Sanremo. Il secondo che si concentrava sull’intricato mondo che ruota attorno al gioco d’azzardo e che, come rilevato recentemente a Saint Vincent, potrebbe determinare situazioni ad alto rischio di riciclaggio.
Per quanto mi riguarda entrambe le problematiche non necessitano di ulteriori commenti perché, triangolando l’insieme delle notizie apparse sulla stampa, i più attenti potrebbero avere elementi sufficienti per procedere ad alcune doverose, a mio parere, riflessioni.
Ritorno quindi volentieri a occuparmi degli aspetti più generali che riguardano le case da gioco e che rischiano di passare in secondo piano sottovalutando, forse, problematiche potenzialmente più pericolose di quelle sul tappeto.
Una eventuale attività di riciclaggio infatti, pur essendo perseguibile per legge, nella realtà non provoca particolari danni economici diretti alle aziende coinvolte, ma solamente quelle che derivano da una perdita di immagine e di reputazione.
La vera spina nel fianco, per ogni casa da gioco, è sempre stata considerata invece quella che attiene alle cosiddette “operazioni ai tavoli da gioco”, cioè quell’insieme di attività che vengono svolte nel normale sviluppo dei diversi giochi proposti alla clientela e che devono necessariamente avvenire nel rispetto di quelli che sono i dettagliatissimi regolamenti previsti.
In breve, gli operatori dei tavoli da gioco (croupier) hanno l’obbligo di ritirare, al termine di ogni colpo, tutte le scommesse che risultano perdenti e l’obbligo di pagare tutte quelle vincenti secondo un preciso schema di pagamento.
Purtroppo il ritmo frenetico delle partite determina sui croupier una pressione tale per cui non sono impossibili eventuali errori di calcolo nell’individuare il preciso ammontare di ogni singola vincita.
Questi errori devono sempre e comunque essere segnalati alla direzione giochi che, valutandone la frequenza, può legittimamente tener conto delle diverse abilità presenti in azienda valutando se sia il caso di favorire, o meno, l’avanzamento di carriera di ogni singolo addetto ai tavoli.
Per evitare che vengano applicati certi “sconti” per alcuni, inoltre, i casinò più attenti non consentono che ci siano dei legami di parentela, di solito di primo e secondo grado, tra il personale in servizio onde garantire equità di giudizio/trattamento.
Premesso che ogni singolo operatore dispone di una banca (budino) in cui sono posizionate le singole dotazioni del tavolo, non si può escludere a priori che alcuni “impiegati infedeli” possano volutamente compiere delle irregolarità. Tra le quali sottrarne furtivamente qualcosa al fine di trarne un beneficio personale, ovviamente a danno dell’azienda.
Esistono tecniche molto più sofisticate che possono essere utilizzate per sottrarre somme dal “budino”, come ad esempio assegnare vincite ad un giocatore che non ne ha diritto oppure far finta di non vedere che un determinato giocatore ha piazzato una scommessa vincente dopo che sia stato determinato l’esito del colpo (poussette) e molte altre opzioni che non è il caso di elencare in questo momento.
Per scongiurare il verificarsi di questo genere di inconvenienti tutte le aziende si sono preoccupate di attivare vari livelli di controllo, come ad esempio i capi tavolo che sorvegliano un certo numero di tavoli e i croupier e sono, a loro volta, controllati dagli ispettori di sala.
Visti i volumi in campo, tuttavia, permane in ogni caso la possibilità che il controllato e il controllore possano trovare degli interessi comuni (spartizione di eventuali illeciti).
I casinò più accorti non si limitano solamente a nominare i dipendenti più affidabili nelle posizioni di controllo ma attivano, in aggiunta, un altro livello di protezione.
In altri termini per evitare alcune falle nel controllo in tempo reale (concomitante) affidano ai vertici dell’organizzazione di gioco (direzione giochi) il difficile compito di analizzare nel medio periodo l’andamento dei “flussi di gioco ai tavoli”.
Questa fondamentale operazione consiste nel rapportare le mance che rappresentano una quota pressoché fissa rispetto agli introiti, con questi ultimi al fine di verificare se, nel medio periodo, detto raffronto (mance/introiti) subisce variazioni rilevanti.
Per i non esperti va specificato che solamente le somme vinte al gioco producono mance, mentre le somme indebitamente sottratte al tavolo non influenzano in nessun modo l’andamento delle mance. Motivo per cui qualora il rapporto mance/introiti dovesse aumentare troppo nel medio periodo potrebbe significare che una parte degli introiti, per così dire, prende una “strada diversa” da quella consentita.
Ho così parlato anche del cosiddetto “controllo a posteriori” tema a me tanto caro e col quale potrei avere anche stancato qualche lettore.
Fin qui abbiamo approfondito i motivi per i quali le “doti morali” dei croupier rivestono un ruolo così importante nell’organizzazione, soprattutto quando si sale nel livello gerarchico.
Ritengo che per reputare “affidabile” un croupier sia necessario avere uno storico del dipendente dove non possano emergere ragionevoli dubbi sulla sua personale fedeltà all’Azienda.
In ultima analisi spero finalmente di aver chiarito a chi mi legge quali sono le motivazioni per le quali mi sono trovato, varie volte ormai, a criticare chi, nel selezionare il personale da impiegare ai tavoli da gioco si affida a persone i trascorsi dei quali non sono perfettamente riscontrabili.
Ciò accade non solo per il personale da impiegare nei livelli più bassi (dealer a chiamata) ma anche nelle selezioni per esterni che riguardano, addirittura, il direttore dei giochi, laddove giustamente ci si preoccupa molto della conoscenza dei regolamenti di gioco con appositi questionari a risposta multipla e delle diverse abilità linguistiche, rigorosamente a livello B1, senza però preoccuparsi minimamente di dove, come e quando sia possibile raccogliere informazioni veritiere in ordine alle qualità morali dimostrate dal candidato nel corso di pregresse esperienze lavorative, magari maturate in casinò sconosciuti ai più.
Quest’ultimo tassello unitamente a quanto da me espresso recentemente in materia di antiriciclaggio rappresenta, a mio avviso, la condizione necessaria e sufficiente affinché un gestione aziendale (direttore generale, amministratore unico, amministratore delegato), quasi sempre di estrazione amministrativa/politica, e un Ente concessionario (amministrazione comunale/regionale) possano dormire sonni (davvero) tranquilli.
In alternativa, per quanti provano piacere a complicarsi la vita puntando sulla buona sorte, esistono infinite altre soluzioni per gestire una casa da gioco nell’assoluto rispetto di quelle che sono le normative a livello amministrativo e contabile.
Nel gioco d’azzardo, però, è solo ed esclusivamente il giocatore a scommettere sull’esito incerto di un evento futuro basandosi prevalentemente sulla fortuna piuttosto che sulla abilità, mentre il gestore (banchiere) si limita soltanto ad applicare delle semplici procedure atte a garantirgli un “invincibile vantaggio statistico” basato, nei grandi numeri, su un elementare calcolo delle probabilità.
Sulla base di queste prerogative, oggettivamente riconosciute in tutto il mondo, è assolutamente vietato fare confusione poiché nell’invertire i ruoli si invertono anche le sorti.
Che sia il casinò ad affidarsi alla fortuna oppure il giocatore poco cambia, la sconfitta prima o poi è garantita senza alcuna via di scampo, come unica incognita rimane solamente la curiosità di vedere quando capiterà e soprattutto chi sarà il malcapitato chiamato a pagare le conseguenze di scelte tanto avventurose quanto spregiudicate.
Rincorrere gli effetti anziché risolvere le cause potrebbe, sempre a mio avviso, rivelarsi una operazione molto pericolosa!
Da ultimo leggo che la politica valdostana mi pare stia parlando di assunzioni dove però non mi è chiaro quali siano le posizioni da rimpolpare in pianta organica.
Nel dubbio mi sento di consigliare una vigile attesa, almeno sino a quando l’inchiesta in corso non avrà concluso il suo iter, al fine di poter individuare, con la maggiore precisione possibile, quali e quante saranno le effettive carenze di organico da dover colmare.
L’unico intervento urgente, se posso permettermi, potrebbe essere quello di tutelare la parte politica (almeno quella esterna all’azienda) per tramite di un consulente di gioco qualificato ed esperto, ma soprattutto al di sopra delle parti, onde scongiurare che possibili eventi possano in qualche modo lambire l’ente concessionario, come peraltro già successo in passato.
A mente la nostalgia per i quarant’anni lavorati al Casinò di Saint Vincent e l’esperienza che ne deriva, stante le diverse mansioni amministrative e tecniche assegnatemi, una ultimissima impressione: indipendentemente dalle conclusioni finali della parte inquirente permane l’impressione che l’intera organizzazione aziendale debba essere reimpostata, per l’immediato futuro, su basi ben più solide e strutturate di quelle attuali.
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