Gestione casinò, occhio alle aree di pertinenza

L’analista di gaming Mauro Natta sottolinea i differenti ruoli della politica e della tecnica in materia di gestione dei casinò e con particolare riferimento al tema dei controlli.

 

di Mauro Natta

Casualmente leggo sulla cronaca che un imprenditore, cliente del Casinò de la Vallèe, è stato oggetto di verifiche da parte delle Fiamme gialle, le quali hanno riconosciuto un’operatività del soggetto ritenuta anomala in occasione delle sue frequenti visite alla casa da gioco.

Già le prime righe dovrebbero stupire un addetto ai lavori in quanto sembra piuttosto strano che ad accorgersi di un’operatività anomala all’interno di un casinò siano dei finanzieri piuttosto che l’insieme delle strutture di controllo all’uopo predisposte sia dalla Gestione Aziendale (Direzione Giochi, OdV, ecc.) sia da parte dell’Ente concessionario (Controllori Regionali).

Lo stupore aumenta nel momento in cui si legge che “l’imprenditore ai tavoli da gioco, ci stava per nulla o pochissimo” ed ancora “Il giocatore movimenta importi significativi, ma non vengono rilevate attività di gioco di pari portata”.

Non è dato capire infatti come un aspetto così rilevante sia stato notato dalla Gdf e non dai professionisti che operano direttamente nelle sale da gioco.

Questo “giovanotto”, in poche parole e da quanto si legge, sarebbe riuscito, nell’arco di circa 21 mesi e con 107 ingressi al casinò, ad acquistare 2.362.500 euro di mezzi di gioco (pagati con carte di credito di cui non si conosceva l’intestatario né la banca d’appoggio, oppure con assegni “maison”) e incassare 2.538.500 euro di bonifici bancari su estero.

Il tutto senza aver rapporti strutturati con funzionari preposti e senza che vengano identificate complicità interne o “compiacenze”, quindi un semplice cliente abituale. come tanti altri.
Senza entrare in aspetti che non mi competono mi limito a far notare che dopo quasi due anni di “giocate” e 107 “partite” questo cliente ha un saldo positivo di quasi 200.000 euro.

Ora, se escludiamo le vincite derivanti dalle lotterie in genere (gratta e vinci, enalotto, jackpot, slot e scommesse similari) e consideriamo solamente l’attività ai tavoli da gioco, sarebbe la prima volta, in vita mia, che mi giunge la notizia di un bilancio di gioco così incredibilmente favorevole per il giocatore in un arco di tempo così lungo.

Per far capire ai meno esperti di gioco d’azzardo l’eccezionalità di una tale evidenza si potrebbe semplificare il tutto utilizzando un paragone, forse improprio ma sicuramente funzionale, che in termini percentuali potrebbe rendere l’idea.

Chiunque si stupirebbe, infatti, se a un giocatore di poker per 107 mani consecutive capitassero due assi nelle prime cinque carte servite.

Mai mettere limiti alla provvidenza, certo, ma potrebbe sorgere il legittimo sospetto che la partita, sia, per così dire, truccata.

Nella normale routine di una casa da gioco, in base alla mia esperienza, ci sono motivi più che sufficienti per far scattare un “alert” che, nel caso specifico, avrebbe dovuto porre il soggetto nel novero dei “clienti attenzionati”, cioè quei clienti per i quali si rende necessario un supplemento di indagini mirate a verificare quali siano le motivazioni per cui un determinato giocatore, utilizzando un gergo tecnico, “cambia ma non gioca”.

Premesso che la possibilità da acquistare mezzi di gioco non è un “diritto del cliente” ma esclusivamente una “concessione della casa da gioco”, non è certamente inusuale l’eventualità che per motivi perfettamente rientranti nella propria discrezionalità (e non contestabili a nessun livello) il casinò proceda autonomamente ad una cosiddetta “inibizione al cambio” per determinati clienti.

Posso assicurare che questa prassi è molto più comune di quanto si possa pensare, ma non solo, i più accorti riescono anche a smascherare quanti si recano nei casinò con una carta di credito nei primi giorni del mese per avere nelle proprie disponibilità delle somme in contante da contabilizzare nel mese successivo.

In definitiva allorquando ci si rende conto della necessità di controllare i flussi non viene tenuto in debito conto che l’utilizzo di un tale strumento presuppone, a monte, una perfetta conoscenza, come minimo, di quelle che sono le “nozioni di base” per un corretto funzionamento di una casa da gioco.

Sviluppare dei protocolli su base prevalentemente normativa/amministrativa, pertanto, non sembra produrre alcun risultato apprezzabile in ordine a quello che sono le necessarie tutele indispensabili al corretto svolgimento di questa attività atipica, rischiano di compromettere significativamente la credibilità dell’intera struttura organizzativa, a partire dai vertici.

Non è un caso, a parere di chi scrive, che tra tutti i soggetti che intervengono a vario titolo nel commentare atti o fatti riguardanti alcune tematiche relative alla gestione del gioco d’azzardo non compaiano nel modo più assoluto, quei professionisti più qualificati che quotidianamente operano nelle sale da gioco a diretto contato con la clientela.

È alquanto verosimile supporre che siano le stesse gestioni, lato sensu, a pretendere il più assoluto rispetto a quelli che sono definiti in gergo come “accordi di riservatezza” al fine di mantenere alto il prestigio delle molte figure aziendali che si trovano in determinate posizioni, prevalentemente grazie al sostegno della politica.

Nessun italiano si è mai stupito del fatto che, ad esempio, a capo di una struttura ospedaliera si possa trovare qualcuno che provenga dal mondo della politica, diversamente avviene nel caso in cui ci si trovi in sala operatoria.

È necessario quindi, nell’interesse generale, saper distinguere quali sono le aree di pertinenza politica rispetto a quelle di pertinenza tecnica.

In questo senso, probabilmente, vanno prese alcune iniziative che vorrebbero assegnare la gestione del casinò ai privati.

Tuttavia, in ultima analisi, ammesso che questo orientamento potesse risolvere alcune problematiche organizzative in merito alla individuazione delle diverse competenze da utilizzare, non v’è dubbio alcuno che aumenterebbero in modo esponenziale i rischi derivanti da eventuali azioni di riciclaggio.

Parrebbe saggio trovare un compromesso a breve, prima che la situazione degeneri ulteriormente coinvolgendo sempre più soggetti a svantaggio dell’intera comunità.

 

Foto di Jens Lelie su Unsplash