Il presidente della commissione Legalità del Consiglio regionale del Piemonte, Domenico Rossi, ritiene che vada riaperta la discussione sulle legge regionale sul gioco.
In attesa dello schema di decreto legislativo di riordino del gioco fisico, che punta a dare regole uniche sull’intero territorio nazionale, torna a riaccendersi la questione territoriale, con una Regione dove riprende slancio il dibattito sull’opportunità di darsi nuove norme in materia.
Parliamo del Piemonte, che “aveva una norma avanzata, frutto del lavoro con Associazioni, sindaci, Scuole e realtà sociali. Aveva generato risultati positivi, ridotto le slot in luoghi sensibili, limitato l’accesso dei più vulnerabili. La maggioranza ha scelto di smontarla in nome di una liberalizzazione che ha prodotto esiti negativi.”. Il presidente della commissione Legalità del Consiglio regionale del Piemonte, Domenico Rossi, commenta così l’audizione dei rappresentanti dell’associazione Libera, che ieri 9 febbraio hanno presentato il loro dossier sul gioco d’azzardo legale e illegale e il legame con le organizzazioni criminali.
Secondo Rossi, “per questo motivo è fondamentale non abbassare la guardia su un tema che colpisce la nostra economia con conseguenze sociali devastanti soprattutto per le fasce più deboli. Serve un approfondimento in commissione sanità sugli aspetti legati alle dipendenze, ma, soprattutto, va riaperta la discussione sulla legge regionale, prendendo atto che la contro-riforma voluta dalla Destra non ha funzionato. Ripartiamo dalla proposta di legge costruita da Comuni ed Enti del terzo settore. Contiene tutti gli elementi necessari per costruire una norma moderna ed efficace. La ripresenteremo nei prossimi giorni per porre il tema tra le priorità dei prossimi mesi”.
LA POSIZIONE DI AVS – Anche le consigliere regionali di Avs Giulia Marro e Alice Ravinale chiedono interventi in materia di gioco, accusando la giunta Cirio di aver “cancellato nel precedente mandato la legge regionale sul gioco d’azzardo n. 9 del 2016, l’unica che aveva saputo contrastare il fenomeno”. A loro dire, ripetono, “a nuova legge approvata nel 2021 è una liberalizzazione di fatto del gioco d’azzardo e un vero e proprio favore alle lobby del gioco”.
Le due consigliere si aspettano dunque che “la maggioranza non resti sorda a questi problemi e abbia il coraggio rimediare all’errore fatto, mettendo la salute e la fragilità economica della popolazione piemontese al primo posto”.
Per Marro e Ravinale si deve “tornare a scrivere una legge capace di essere un modello, tornando alla norma del 2016 e guardando alle migliori pratiche adottate intanto in altre regioni. Il Piemonte era stato un riferimento nazionale. Oggi serve il coraggio di invertire la rotta”.
E QUELLA DEL M5S – Sul tema prende posizione anche il consigliere del Movimento 5 Stelle Pasquale Coluccio, primo firmatario di una proposta di legge regionale sul gioco, peraltro oggetto di precisazioni da parte dell’associazione As.tro e con la quale si punta a ripristinare integralmente l’impianto normativo del 2016: “Quelle regole avevano dimostrato di funzionare davvero nel contrasto al gioco d’azzardo patologico. La legge regionale è lo strumento più importante che abbiamo per porre un argine concreto alla ludopatia e alle sue devastanti conseguenze sociali”.
IL DOSSIER DI LIBERA – Il dossier di Libera presentato ieri da Maria Josè Fava, della direzione nazionale dell’associazione, ha effettuato una mappatura delle leggi regionali attualmente in vigore per il contrasto al gioco d’azzardo patologico, dando un giudizio sintetico sulla base di una serie di criteri. “La legge regionale n.19 del 2021 si colloca al penultimo posto fra le regioni italiane secondo questa valutazione”, ha spiegato Fava. “Sono state giudicate positivamente quattro misure, ovvero il distanziometro dai luoghi sensibili di 500 metri, la presenza di orari di spegnimento durante la giornata, l’istituzione di un osservatorio di monitoraggio e la previsione di fondi e di un piano per la prevenzione e il contrasto. Nonostante questo, la normativa presenta ancora molte lacune su cui auspichiamo la possibilità di una modifica migliorativa”.
LE PROPOSTE DI LIBERA – In particolare, Libera suggerisce di aumentare l’elenco dei luoghi sensibili, di estendere la validità delle norme anche alle vecchie licenze, di introdurre orari obbligatori di spegnimento delle macchinette più ampi, di prevedere incentivi per i locali che scelgono di non avere apparecchi da gioco e di predisporre un supporto legale per i Comuni chiamati a rispondere in sede giudiziaria alle contestazioni di società o gestori contrari a regolamentazioni più stringenti.
foto tratta dalla pagina Facebook di Domenico Rossi





