Il 2026 potrebbe essere un anno importante per l’ippica italiana, almeno secondo i propositi del ministero alle Politiche agricole. Il punto con Tamara Papiccio, coordinatore programmazione nazionale corse, organizzazione e gestione corse Tris del Masaf.
Che anno sarà il 2026 per l’ippica italiana? Domanda da un milione di dollari, per un settore che da tempo auspica una riforma complessiva che ne permetta un serio rilancio. Ma i buoni auspici di certo non mancano.
“Il 2026 sarà, a mio avviso, l’anno del consolidamento e della maturità del percorso di riorganizzazione e rilancio dell’ippica italiana avviato dalla Direzione Generale per l’ippica del Masaf poco più di due anni fa”. È quanto sottolinea Tamara Papiccio, coordinatore programmazione nazionale corse, organizzazione e gestione corse Tris del Masaf, nell’intervista pubblicata sul numero di gennaio/febbraio della rivista Ige Magazine, e che proponiamo anche online.
“L’immagine coordinata del settore, grazie alla quotidiana attività di informazione e divulgazione portata avanti attraverso il sito web Grande Ippica Italiana e le sue interfacce social, si sta affermando e sta guadagnando consensi, contribuendo ad avvicinare al settore nuove fasce di utenti. Si tratta di un’informazione puntuale e creativa, che tutto è tranne che autoreferenziale, che guarda all’internazionalità scrivendo in tre lingue diverse ed è sostenuta da un’attività di media relationships che contribuisce a riportare l’ippica, dopo decenni di assenza, sulla comunicazione mainstream nazionale e internazionale.
Due epocali eventi agonistici internazionali saranno al centro del calendario ippico 2026. Il primo, per il trotto, è già definito: Torino domenica 11 ottobre sarà la capitale del trotto europeo con una giornata di corse da 2 milioni di euro in cui andranno in scena la finale dell’Uet Elite Circuit, il Grand Prix dell’Uet, il Derby e le Oaks del Trotto. Il secondo, per il galoppo, dovrà essere definito durante la riunione dello European Pattern Committee in programma in febbraio a Roma e riguarderà l’individuazione di un Gruppo 2 italiano da sostenere e promuovere, con l’obiettivo di far tornare l’Italia nell’élite del galoppo mondiale.
Eventi di questa portata non rappresentano soltanto un traguardo di natura ippica, ma anche un prodotto di alto valore per il mercato internazionale delle scommesse e per la riconoscibilità del brand italiano.”
In che modo, a suo avviso, va rilanciato il settore sia a livello nazionale che internazionale?
“A livello nazionale, a mio modo di vedere, il settore ha bisogno di stabilità per recuperare fiducia e attrarre nuovi investitori, in primo luogo nuovi proprietari, ma anche soggetti pubblici e privati che vogliano mettersi in gioco entrando nel mercato della gestione degli ippodromi. La stabilità regolamentare, finanziaria e programmatoria è infatti un prerequisito essenziale anche per gli operatori del betting internazionale, che necessitano di calendari affidabili, regole chiare e prodotti riconoscibili su cui investire e da far crescere.
L’ippica italiana sta uscendo da una profonda crisi che ne ha compromesso il processo di sviluppo al punto da non apparire governabile con meri meccanismi di tipo economico. L’attenzione che il Governo del Paese le sta dedicando rappresenta oggi la sua ancora di salvezza, perché crea le condizioni affinché le categorie professionali e produttive del comparto possano recuperare uno spazio sul mercato che singolarmente non sarebbero in grado di riconquistare.
La Direzione Generale per l’ippica si è fatta concretamente carico della responsabilità di indirizzo del settore per favorire una ripresa che scaturisca dalla progettualità, con una quotidiana attenzione al comparto e una capacità di visione a medio e lungo termine di grande qualità e spessore professionale. Il nuovo sistema di classificazione degli ippodromi, basato sull’applicazione della tecnica di supporto alle decisioni multicriterio AHP al settore ippico, e il grande lavoro di innovazione compiuto sulle linee guida per la programmazione sono solo alcuni esempi.
Il 2026, per il galoppo, verrà ricordato come l’anno di introduzione del sistema di handicap a fasce, che allineerà, dal 1° gennaio, la programmazione delle nostre corse agli standard internazionali, attraverso una modalità di assegnazione dei pesi basata sul rating dei cavalli.
Il trotto italiano ha dato il via da dieci mesi a un’autentica rivoluzione non solo nel mondo delle corse, ma in quello più grande del cavallo sportivo, con le nuove norme sull’uso della frusta sancite in ambito UET che trasformano la frusta in un semplice ausilio nella comunicazione tra driver e cavallo e sanciscono il principio che nessun cavallo dovrà più tagliare per primo il traguardo perché è stato frustato.
Una riforma che rafforza l’integrità sportiva e l’accettabilità sociale delle corse, due elementi ormai centrali per la sostenibilità del betting ippico a livello globale.”
L’immagine dell’ippica italiana attraverso quali eventi o iniziative può essere rinforzata?
“Sulla scena internazionale l’immagine dell’ippica italiana negli ultimi due anni ha recuperato posizioni in termini di credibilità e autorevolezza che sembravano irraggiungibili, dopo un’assenza dai consessi internazionali durata decenni. Nel gennaio scorso, l’Unione Europea del Trotto ha assegnato all’Italia la carica di primo vicepresidente, scegliendo il nostro paese tra i tre Paesi di vertice del trotto europeo (Francia, Svezia e Italia) per ricoprire questo ruolo strategico. L’Emhf, organizzazione territoriale della IFHA che promuove le corse al galoppo in Europa, nel maggio di quest’anno ha organizzato per la prima volta la propria assemblea generale in Italia, portando i big del galoppo mondiale e i migliori stewards del turf a confrontarsi con i nostri tecnici.
Un’ippica più riconosciuta a livello globale è anche un’ippica più partecipata, perché la trasparenza e la conoscenza riducono la distanza emotiva tra pubblico e prodotto.
A livello nazionale resta tanto da fare. Il percorso legislativo per la creazione di un ente autonomo che possa gestire il settore in maniera più agile è ancora in corso e darà luogo a una riforma di respiro più ampio. L’ippica italiana ha bisogno di tornare al posto che le compete nel cuore del pubblico, comunicando i suoi valori, perché aumentare le informazioni su tutti gli aspetti etici, sportivi e regolamentari delle corse migliora l’immagine di integrità, sicurezza e correttezza di uno sport che ha per protagonista un vero e proprio maestro di fair play, naturalmente incapace di commettere scorrettezze nei confronti degli avversari e sempre pronto a dare il meglio di sé in condizioni di benessere. Alle corse ippiche va restituita la dignità di notizia, per rendere popolari anche le donne e gli uomini che ne sono protagonisti e far conoscere l’inclusività di un settore che, grazie al cavallo, consente partecipazione agonistica paritaria a persone di entrambi i sessi e di tutte le età.
La frattura con le giovani generazioni dovrebbe essere recuperata non solo sul piano della comunicazione, ma anche su quello basilare della formazione. L’avviamento alle professioni dell’ippica – fantini, driver, artieri, allenatori e figure dell’indotto – dovrebbe essere riorganizzato e integrato nel sistema scolastico nazionale, un po’ come avviene in Francia con l’Afasec. Proprio la formazione è un settore in grande sviluppo e dovrebbe servire all’ippica per attrarre e professionalizzare i giovani appassionati del cavallo, attingendo al grande bacino dei praticanti degli sport equestri.
La cultura, a mio modo di vedere, è l’altro grande driver da cui potrà scaturire il rilancio e rappresenta un settore nel quale l’Italia vanta eccellenze globali, a cominciare dall’invenzione del sistema di equitazione naturale di Federico Caprilli, che ha rivoluzionato l’arte di andare a cavallo nel mondo. In questo campo il Masaf è stato molto attivo e lungimirante e ha recentemente presentato a Fieracavalli Verona un progetto culturale di valorizzazione della cultura equestre e ippica italiana in ambito internazionale, dal quale scaturiranno delle borse di studio universitarie per risvegliare anche l’interesse del mondo accademico sul settore.”
L’ippica e gli ippodromi nello specifico possono essere ancora un volano per il turismo?
“Certamente, si tratta di un settore turistico ancora trascurato dai tour operator nel nostro Paese, che potrà rappresentare un volano di sviluppo importante per i territori sede di ippodromi.
Gli ippodromi conferiscono identità ai territori, sono strutture polifunzionali in grado di ospitare una pluralità di manifestazioni al servizio delle collettività e propongono eventi ippici di livello internazionale su cui possono essere costruiti pacchetti turistici.
Esistono svariati tour operator specializzati che propongono pacchetti turistici personalizzati incentrati sulla giornata di gran premio all’ippodromo, accompagnata da esperienze esclusive di contatto con il mondo del cavallo da corsa e i suoi protagonisti nel backstage e arricchita da visite nel territorio.
L’Italia, oltre alle sue corse faro, ha da offrire le eccellenze inarrivabili del Paese più bello del mondo, che rappresentano un’attrattiva non soltanto per il pubblico internazionale, ma anche per i proprietari che sceglieranno di vivere le emozioni delle corse italiane con i loro cavalli e per i quali gli ippodromi sono in grado di mettere a disposizione programmi sociali e di soggiorno indimenticabili.
La connessione con il turismo, inoltre, rafforza i legami tra gli ippodromi, gli enti locali e le attività del territorio e permette agli ippodromi di prendere in considerazione, per diversificare i propri asset produttivi, anche la partecipazione in partenariato pubblico-privato ai numerosi bandi europei per il turismo. Bandi focalizzati su temi come l’innovazione, la sostenibilità e la resilienza, nell’ambito dei quali i valori di riconciliazione tra uomo e natura che il turismo legato al cavallo può offrire nella mutata domanda di socialità e di esperienze all’aria aperta che ha caratterizzato la ripartenza del turismo dopo gli anni della pandemia, rappresentano argomenti di grande interesse e prospettiva.
Il patrimonio culturale immateriale italiano legato al cavallo è di una ricchezza inestimabile e costituisce un insieme straordinario di tradizioni, tecniche, feste, riti, risorse ambientali e culturali sviluppato in Italia attraverso i secoli grazie alla relazione tra l’uomo e il cavallo, al cui centro possono trovarsi proprio gli ippodromi e le grandi corse italiane.
Le grandi giornate di corse possono diventare veri e propri eventi live premium, in cui l’esperienza turistica, sportiva ed emozionale rafforza anche l’interesse per il gioco ippico, vissuto come parte integrante dell’evento.”
In che modo vanno ripensati gli ippodromi per tornare ad essere poli attrattivi per il grande pubblico?
“Molti ippodromi italiani hanno sicuramente bisogno di un rinnovamento strutturale che li collochi a un standard di accoglienza accettabili per il pubblico del ventunesimo secolo e per le nuove generazioni, dimostrandosi al passo con i tempi anche rispetto a temi sensibili come digitalizzazione, sostenibilità ambientale, qualità del lavoro, inclusione e, naturalmente, benessere animale. Non si tratta di un problema solo italiano, perché tante strutture ippodromiche nel mondo non sono state in grado di evolversi alla velocità delle aspettative del pubblico di oggi.
L’ippodromo moderno deve essere pensato come un luogo in cui l’esperienza fisica e quella digitale si integrano, consentendo al pubblico di vivere le corse, informarsi, scommettere, incontrare i cavalli, vivere la socialità e rientrare a casa con il desiderio di tornare.
I servizi di accoglienza di un ippodromo dovrebbero essere ripensati in modo da offrire comfort e intrattenimento ad appassionati, scommettitori, proprietari dei cavalli, accompagnatori, giovani e famiglie con bambini. Un’offerta diversificata di aree food and beverage, un pony club per i bambini, strutture per la pratica di sport outdoor, un percorso museale dedicato alle tradizioni ippiche, una scuderia per il recupero dei cavalli a fine carriera dovrebbero essere alcuni dei servizi irrinunciabili per un ippodromo moderno.
I fondi in conto capitale messi a disposizione dall’Amministrazione nello scorso biennio costituiscono un elemento di incoraggiamento per il rinnovamento degli ippodromi.
Le giornate di gran premio dovrebbero essere pensate come contenitori di esperienze e di emozioni per il pubblico neofita, allestite con un programma che contempli, intorno alle corse ippiche che dovrebbero restare il cuore dell’evento, aree dedicate alle eccellenze della produzione enogastronomica del territorio, intrattenimento, eventi culturali e momenti di contatto con i cavalli, protagonisti delle corse ma anche straordinari terapisti per persone di tutte le età.
Gli ippodromi hanno bisogno anche di conoscere il proprio pubblico, in particolare quello che vi entra per la prima volta in occasione dei grandi eventi. La digitalizzazione permette, ad esempio attraverso le registrazioni sulle reti Wi-Fi, di acquisire contatti e preferenze del pubblico, con cui instaurare poi un percorso di comunicazione in grado sia di calibrare meglio l’offerta sia di fidelizzare i nuovi spettatori secondo le loro inclinazioni nel tempo.”
Cosa significa per voi puntare sull’ippica italiana?
“Per me continuare a credere e a dedicare tutto il mio tempo e le mie energie all’ippica italiana rappresenta innanzitutto un privilegio, perché ho avuto la rara opportunità nella vita di fare della mia passione – l’amore per i cavalli – una professione.
È la stessa passione per i cavalli che rappresenta il motore indistruttibile che alimenta la resilienza delle categorie produttive della filiera ippica italiana: allevatori, proprietari, allenatori, guidatori, fantini e anche gestori di ippodromi che, nonostante la crisi, hanno continuato a mantenere vivo un settore che è anche una comunità straordinaria.
Per il Ministero dell’Agricoltura puntare sull’ippica italiana ritengo significhi anzitutto preservare un patrimonio che rappresenta un’eccellenza per il settore agricolo nazionale nel mondo e che contribuisce allo stesso tempo a ridurre l’impronta ambientale, preservando siti e territori riservati all’allevamento, all’allenamento e all’alimentazione naturale dei cavalli e costruendo le condizioni affinché la filiera ippica ritorni ad essere produttiva nel medio-lungo periodo e ad esprimere un potenziale anche sul mercato del lavoro.
Al mercato del betting l’ippica, ridotta dalla crisi a Cenerentola del gioco, ha da offrire le caratteristiche ineguagliabili di un evento live che unisce l’attrattiva di una scommessa complessa, su cui esercitare pensiero strategico, memoria teorica e creatività e da cui trarre una gratificazione che va oltre la vincita in denaro, perché rappresenta un’affermazione della propria competenza, ai contenuti evocativi e emozionali suscitati dal cavallo.
Puntare sull’ippica italiana, secondo me, significa puntare su un settore che funziona ed è in pieno sviluppo nei mercati emergenti del mondo, al cui appeal l’Italia ha da aggiungere il proprio patrimonio artistico, culturale e naturale inestimabile.
Puntare sull’ippica italiana significa investire in un prodotto live autentico, etico e ad alto contenuto emozionale, capace di parlare al mercato globale del betting con la lingua universale dello sport, della competenza e della bellezza.”





