Pvr e nuovi sistemi di pagamento: il focus nel talk di Aircash a Barcellona

Con un talk dedicato a Gaming e Payment durante la fiera ICE si delineano le nuove opportunità e i rischi della regolamentazione sui Pvr.


Barcellona – Il mercato italiano del gioco online si sta preparando all’attuazione del regolamento Pvr (Punti vendita ricariche), che impone nuove regole, di vario genere, agli operatori. Anche se la sua attuazione – come noto – è stata ripetutamente rinviata, a causa dei ricorsi presentati al Tar del Lazio, creando una prolungata incertezza nel mercato. Nonostante i ritardi, il regolamento rimane parte integrante della roadmap normativa italiana.

Una situazione ingarbugliata che con IGE Magazine abbiamo voluto approfondire in occasione della fiera ICE Barcelona 2026, riunendo alcuni esperti in materia, nello stand di Aircash, specialista nei sistemi di pagamento e principale operatore sul mercato. In un talk mirato a chiarire lo stato attuale della regolamentazione, le implicazioni pratiche per gli operatori e cosa aspettarsi una volta entrato in vigore il regolamento. Per farlo, abbiamo riunito Mattia Nicelli, Conutry specialist Italy di Aircash, Marco Castaldo, CEO di Microgame e il legale Stefano Sbordoni, avvocato, fondatore di Sbordonipartners, sotto la moderazione di Alessio Crisantemi, Direttore di IGE Magazine / ItalianGamingNews.it

All’avvocato Sbordoni il compito di inquadrare la situazione attuale che sta avvenendo a livello normativo e anche giurisprudenziale per quanto riguarda il payment e con il focus sul tema dei Pvr

Quello dei Pvr è un po’ il punto dolente della riforma – spiega il legale – nel senso che è quello ancora sotto giudizio delle corti competenti e in questo caso del Tar del Lazio. Il Pvr è una figura che conosciamo, che nasce da lontano, nasce nel 2007, addirittura nel 2006 e da lì ha preso varie forme. Oggi è il punto di contatto tra fisico e online e per questo rappresenta da una parte un baluardo e da un’altra un problema da risolvere. Nell’idea dell’amministrazione, in realtà del governo, perché il decreto 41 del 24, che è quello che ha iniziato il riordino dei giochi occupandosi dell’online, prevede all’articolo 13 proprio la figura del Pvr istituendone il relativo albo, dove si dice che questi punti vendita, diciamo che ai punti del panel attuale, è quello che si svolge nel punto vendita, quindi il pagamento della ricarica del conto di gioco che ci interessa. Questo articolo 13 nei suoi 5 commi declinava alcune particolarità del Pvr, tra cui l’istituzione dell’albo e la tracciabilità, la rendicontazione e l’esecutività delle operazioni svolte nei Pvr”.

Fino ad oggi – prosegue Sbordoni – sappiamo e non sappiamo che comunque l’utilizzo del PVR è un po’ più elastico da parte di alcuni, molti, pochi operatori, perché si svolgono operazioni di ‘in and out’ che non trovano un riscontro diretto nella normativa. Proprio per limitare queste operazioni, questo articolo 13 ha previsto sia l’albo che il limite famoso sotto discussione dei 100 Euro di ricarica contanti per settimana per cliente, che ha creato una turbulenza enorme nel mercato, le condizioni di operatività, quindi nessun cash out né pagamento di vincite e la riconoscibilità del PVR tramite la posizione di una placca esterna o di un QR code identificabile. Il contratto standard che è da sottoscrivere e che viene comunicato nei suoi elementi essenziali da parte dell’amministrazione stessa è appunto l’obbligo di usare per i pagamenti strumenti che assicurano la tracciabilità della transazione, quindi cash con quel limite che abbiamo detto, mentre per le altre modalità se sono per esempio ‘scratch’ o altro vanno ricondotte al limite del cash.

Tutto questo punto per punto, ma in particolare l’albo e il limite dei 100 Euro sono sotto giudizio perché da parte di alcuni operatori c’è stata un’impugnativa di questa norma al Tar del Lazio e ci troviamo a un ultimo rinvio che poi è salita in Consiglio di Stato perché c’è stato un giudizio che poi è andato in appello, Consiglio di Stato 26 settembre 2026, prossima data. Ecco che si crea quell’incertezza di applicabilità che secondo alcune istituzioni in realtà c’è, per come l’ho descritta, secondo altre deve attendere l’esito del giudizio. Quindi esito rimandato come detto a settembre”.

Con Marco Castaldo esploriamo invece l’impatto che questa norma ha avuto e sta avendo sul mercato. È evidente che la razione del legislatore è quella di aumentare i livelli di sicurezza, di responsabilità di controllo del mercato, ma un po’ per come forse è stata pensata la norma, un po’ anche questa situazione di incertezza, diceva l’avvocato Sbordoni, l’impatto sembra essere particolarmente critico in questa fase.

L’impatto sul settore del Pvr è sicuramente molto importante, diciamo a un primo livello perché chiaramente viene meno, o quantomeno c’è una norma seriamente restrittiva sulla capacità di usare il contante come mezzo di pagamento a punto vendita, che è uno degli elementi chiave del modello Pvr, storicamente. A regime sicuramente il mercato si adeguerà e si ri-orienterà verso altri mezzi di pagamento per garantire la necessaria tracciabilità. Il vero tema è la transizione, perché in questo momento per i motivi che ha ben spiegato Stefano e anche per il fatto che il nuovo regime concessorio è operativo, ma il nuovo regime delle regole tecniche non ancora, dovrebbe entrare in vigore in teoria il 13 maggio e sono le nuove regole tecniche che permetteranno, obbligheranno, ma permetteranno anche per i necessari cambiamenti che vengono fatti sulle piattaforme di gioco, di rispettare questo limite cumulativo di ricariche. In questo momento è una situazione un po’ paradossale, perché la norma esiste, è in vigore, da un certo punto di vista è sotto giudizio e dall’altro non ci sono gli strumenti tecnici per farla rispettare. Il mercato sta vivendo un momento di grande incertezza, dove si sta operando come prima con qualche distinguo, ma in generale non penso che nessuno faccia rispettare il cumulo delle ricariche, proprio perché non esistono ancora, le piattaforme non sono ancora state adeguate per farlo, molti non aderiscono neanche al limite di singola ricarica per i 100 Euro. Dunque è una situazione oggettivamente difficile, con molte incertezze, che comunque al regime, concludo, avrà un impatto importante, perché il meccanismo di ricarica al punto vendita, se sostituito da nuovi meccanismi, chiaramente genererà un costo a carico della filiera, che obbligherà per forza un riassetto, una ridistribuzione della remunerazione della filiera, con effetti commerciali che potrebbero essere importanti”.

Con Mattia Nicelli proviamo invece a capire se, al netto di queste difficoltà e incertezze non banali di questo momento, una volta che si avrà questa regolamentazione ci saranno delle opportunità e quali saranno secondo te per gli operatori del settore e per i consumatori anche. “Per quanto ci riguarda, torniamo all’esperienza fatta precedentemente in altri paesi della comunità europea poiché Aircash è proprietario di una licenza di moneta elettronica in Europa, abbiamo fatto questa esperienza su altri paesi, la stiamo asportando per usare un termine che è del mondo bancario anche in Italia e la offriamo agli operatori di gioco. Noi abbiamo questa soluzione che porta il contante a digitale con una completa KYC e quindi riconoscimento della persona che in quel momento fa quell’operazione e affidiamo il digitale al conto-gioco dell’operatore. Quindi noi all’operatore di gioco in Italia offriamo questa opportunità di risolvere noi per loro tutta quella parte che è legata alla compliance del progetto. Quindi ci saranno effettivamente delle opportunità”.

Tornando da Stefano, di nuovo al netto di questa complessità che ha appena descritto, tutt’altro che banale, ma secondo te quali potrebbero essere gli scenari o le possibili soluzioni via d’uscita per superare questa impasse?

Essendo il punto di incontro tra fisico e online potrebbe trovare casa con una regolamentazione normativa della multicanalità. Qualora la multicanalità entrasse in un testo di legge di primo o secondo livello che sia, allora anche tutte quelle operazioni, Pvr compreso, che sono a cavallo dei due mondi troverebbero una soluzione. Ricordiamoci che nelle agenzie cosiddette punti di gioco a terra non c’è un limite se non quello della legge generale dei 5 mila Euro di operazioni in contanti per individuo o per operazione, perché c’è l’anonimità garantita di chi accede al punto di gioco fisico all’agenzia e quindi non deve usare strumenti tracciabili per effettuare la propria giocata.

Poi è l’agente concessionario a sua volta, titolare dell’agenzia, che deve rendicontare e quindi avere lui gli obblighi nei confronti dell’amministrazione concedente. Ecco che il Pvr mettendosi a cavallo si trova nell’impasse che conosciamo”.

Marco Castaldo; cosa si potrebbe e dovrebbe fare magari anche nell’immediato per gestire al meglio e risolvere la situazione? “Premesso che l’esito ideale per me sarebbe adottare uno schema diverso per recuperare il modello originale con magari degli accorgimenti per l’identificazione del giocatore, perché io ritengo personalmente che la norma fatta così non era necessaria, però guardiamo avanti, visto che la norma c’è: la soluzione secondo me è quella di rivolgersi in modo segmentato, capendo il mercato e le diverse fasce di giocatori, punti vendita, le abitudini dei giocatori, convertire i giocatori verso dei mezzi tracciati come appunto quello di Aircash e secondo me il successo di questa conversione dipende in larga misura da come operatori di gioco e fornitori di servizi di pagamento lavoreranno insieme per garantire un’esperienza utente soddisfacente, sotto certi versi più vicino possibile a quello che c’era prima, ma non necessariamente, dunque in questa logica secondo me chi riuscirà a tramutare questo problema in un’opportunità è chi riuscirà a in partnership con operatori di pagamento come Aircash adeguare i processi e l’esperienza dell’utente per permettergli di continuare a giocare in sicurezza secondo le sue abitudini precedenti e devo dire che con Aircash abbiamo trovato una grandissima flessibilità nel ragionare con noi su come adattare l’esperienza utente, sempre rimanendo all’interno del quadro regolamentare, rispettando la compliance al 100%, dunque secondo me è questa la direttrice verso la quale lavorare”.

Mattia Nicelli spiega invece perchè il fatto di lavorare con un istituto di pagamento autorizzato porta vantaggi per l’operatore. “Noi facciamo più processi di onboarding, e ogni operatore prima di poter lavorare con noi passa nelle strette maglie prima della banca che ha rilasciato la nostra licenza, che trasmette a Banca d’Italia che a sua volta restituisce un’informativa e dice si va bene e facciamo le stesse cose ma a un livello diverso con gli iscriventi, quindi noi offriamo una soluzione a un adeguamento di quello che è il mondo del gioco in Italia affinché si possa allineare tutta l’esperienza dell’operatore e del giocatore a quello che oggi la legge e le norme e gli avvocati ci insegnano a dover fare. Nel tentativo di semplificare la vita a tutti, quindi l’onboarding con noi è immediato, ci vuole veramente poco, per quanto riguarda l’integrazione con loro siamo flessibili ascoltiamo quello che serve a loro e di conseguenza adeguiamo quelle che sono le nostre, quindi abbiamo una risposta alle richieste più che ampia là dove comunque ci vengono parte.

Cerchiamo di darglielo anche in questo momento quasi a costo zero perché come diceva Marco non si può impattare su già una filiera che è gravata da ogni anno qualcosa di nuovo e complicato da portare avanti”.

La sfida, dunque, è non banale, per tutti da tutti i punti di vista: però come diceva giustamente Marco poi al centro di tutto ci deve essere sempre l’esperienza utente perché il risultato finale è che qualunque evoluzione e cambiamento deve stare in piedi e soprattutto deve avere senso per il giocatore”.