Selezione direttore giochi al Casinò Sanremo, (ancora) qualche domanda in attesa di risposta

L’analista di gaming Mauro Natta torna sul tema della selezione per un direttore giochi al Casinò Sanremo, che ha avuto esito negativo.

 

di Mauro Natta

Ritorno sul tema “direzione giochi al Casinò di Sanremo e reperibilità di mercato”, sulla situazione relativa alla direzione giochi in cui attualmente riflette una sorta di “irreperibilità” di figure idonee sul mercato, confermata dall’esito negativo delle recenti procedure di selezione. Delle quali rammento alcuni dettagli.

Esito negativo del bando: il concorso per il ruolo di Responsabile dell’Area giochi tradizionali, avviato dopo le dimissioni di Giovanni Bulzomi a settembre 2025, si è concluso a dicembre 2025 senza alcun idoneo;

Candidature registrate: nonostante le altre 20 domande iniziali e una rosa finale di quattro candidature, delle quali una pare aver ritirato la propria disponibilità, nessuno ha superato le prove scritte ed orali;

Gestione ad interim: al momento la direzione dell’area giochi tradizionali è affidata internamente agli ispettori Davide d’Addetta e Massimo Gagliardi in attesa che la Società decida se indire una nuova selezione o procedere per chiamata diretta.

Condizioni di mercato: la difficoltà nel reperire figure dirigenziali potrebbe essere legata ai requisiti tecnici richiesti o dall’inquadramento proposto nel Bando (livello Quadro con Ral minima di 42 mila euro, modulabile in base all’esperienza).

Viste le pesanti critiche al riguardo apparse in questi giorni sulla stampa, e senza voler entrare nel merito delle faccende locali, sembra proprio che la questione abbia una certa urgenza di trovare una soluzione credibile.

All’indomani dell’annuncio del fallimento del bando in parola, in verità mi ero già preso la libertà, come mio solito, di fare alcune domande provocatorie e che, forse, ad oggi possono risultare più pertinenti di allora.

Di certo risulta assai stravagante il fatto che per valutare un professionista nel settore tecnico di gioco ci si rivolga, (è dato credere dalla lettura della selezione pubblica 3/2025 responsabile area giochi tradizionali) a una Commissione composta: da un presidente, già maresciallo maggiore della Gdf, ex responsabile dell’Amaie (la società che gestisce il pubblico acquedotto e parte dell’energia elettrica), ex coordinatore degli uffici amministrativi e finanziari e della sicurezza del Casinò; da una consulente esterna che si occupa dei processi di selezione del personale per conto di un gruppo che opera nel settore dell’impiantistica industriale; da un consulente che amministra un Casinò direttamente concorrente con quello di Sanremo (e quindi, si potrebbe forse ritenere, in conflitto di interessi) in virtù di un percorso di carriera che pare iniziare a livello politico (capo di gabinetto del sindaco di Venezia) e prosegue prevalentemente a livello amministrativo senza alcun impiego “effettivamente operativo” nel ruolo tecnico di gioco.

Una tale composizione della Commissione esaminatrice spiega forse l’irrituale utilizzo di una formula che ha previsto una “prova scritta” con domanda a risposta multipla (probabilmente preconfezionata da qualche tecnico di gioco con un minimo di esperienza) e non un colloquio in presenza, onde magari evitare un qualche imbarazzo, ovviamente più per gli esaminatori che per gli esaminati.

Alla luce di quanto succede nei casinò nazionali il rischio di confondere le poltrone riservate ai tecnici con quelle riservate alla politica potrebbe causare dei grossi grattacapi, in primis alla proprietà.
Aggiungo che le materie di cui scrivo spesso mi portano ad avere contatti, direttamente o indirettamente, con i cosiddetti “addetti ai lavori” e pertanto posso affermare di avere una discreta conoscenza in ordine a quelle che sono le professionalità che ruotano attorno al mondo del gioco d’azzardo autorizzato.

A parziale discolpa di chi ha gestito le fasi collegate al bando in discorso posso garantire che le competenze richieste risultano difficilmente reperibili sul mercato in quanto, e mi ripeto, le diverse aziende che operano in questo settore, non hanno avuto la lungimiranza, degli ultimi 15 – 20 anni, di formare adeguatamente i propri migliori tecnici al fine di prepararli, in prospettiva, alla futura copertura di un ruolo direttivo così delicato.
Tuttavia nel rivolgersi ai professionisti che attualmente operano all’estero occorre tenere in debito conto che gli stessi potrebbero incontrare non poche difficoltà nell’inserirsi in ambienti altamente esposti ad inevitabili pressioni normative, politiche e sindacali, come magari si è visto di recente in talune occasioni, e non solo a Sanremo.

Volgendo la guardo al mercato nazionale invece, per quanto a mia conoscenza, delle professionalità adeguate e già formate si riscontrano in pochissimi casi, trattandosi di professionisti per lo più già occupati (e ben retribuiti) il altre realtà e/o molto vicini al raggiungimento dell’età pensionabile, sebbene ancora assolutamente performanti.
Di conseguenza, per uscire da una situazione sicuramente imbarazzante, per molti si potrebbe ipotizzare il ricorso a delle figure che, pur vicine alla fine della propria carriera, siano disponibili a farsi carico per un periodo limitato di una tale responsabilità e disposte ad occuparsi seriamente, in aggiunta alle normali mansioni previste dal ruolo, anche e soprattutto della formazione del personale interno più specializzato (preferibilmente da utilizzare in “affiancamento”).
Con lo scopo dichiarato di istruire al meglio un potenziale futuro direttore giochi, colmando in questo modo una evidente “lacuna generazionale”.

Ricordo che in passato un’altra nota casa da gioco italiana aveva fatto ricorso ad un ex-dipendente per problematiche più o meno simili e se la memoria non mi inganna nella denominazione dell’incarico era stato utilizzato un termine diverso da direttore giochi, purtroppo non ricordo quale.

Una diversa denominazione della posizione (direzione giochi) credo sia dovuta probabilmente al fatto che seppur le pubbliche amministrazioni abbiano un divieto generale di conferire incarichi retribuiti ai pensionati, specialmente quelli di studio, consulenza, dirigenziali o direttivi, per favorire il ricambio generazionale e contenere i costi, come stabilito dal Dl n. 95/2012, esistono delle deroghe specifiche, se preventivamente autorizzate dalla Corte dei Conti e Anac, per quanto attiene appunto la “formazione di personale altamente qualificato” e/o “irreperibilità di mercato”.

Ovviamente questo rimedio estremo, ammesso che sia praticabile nel caso specifico, non può esimere l’azienda dall’ottemperare, con il dovuto rigore, a quelle che sono le proprie prerogative in merito alla continua formazione del personale interno.
Tanto meno la giustifica, ma deve bensì rappresentare una fastidiosa eccezione, del tutto imprevista e non, nel modo più assoluto, una regola”.
Un’ultima domanda ancora sorge spontanea: chi formerebbe un valido direttore giochi per poi regalarlo alla concorrenza?

 

foto tratta dal sito del Casinò di Sanremo