Respinto il ricorso di un bar della provincia di Agrigento: quando gli apparecchi da gioco non trasmettono i dati in rete, l’Agenzia delle Dogane può applicare il Preu su base forfettaria.
Dalla Corte di Cassazione arriva la conferma che, il merito al Prelievo erariale unico (Preu) sugli apparecchi da gioco, quando si tratta di dispositivi non collegati alla rete statale di raccolta o che non consentono la lettura dei dati relativi alle somme giocate, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm) può procedere a una determinazione induttiva, applicando l’imponibile medio forfetario giornaliero di 3mila euro per 365 giorni di presunta operatività dell’apparecchio, come previsto dalla normativa vigente.
È secondo questo principio che la Corte ha respinto il ricorso del titolare di un bar in provincia di Agrigento, che contestava una sentenza della Commissione Tributaria Regionale di II grado della Sicilia, la quale aveva confermato un provvedimento dell’Adm sul calcolo del Preu per un apparecchio scollegato dalla rete statale. L’esercente sosteneva di aver utilizzato l’apparecchio irregolare solo per pochi giorni prima della verifica, presentando una dichiarazione di un terzo che però la Corte ha ritenuto generica e priva di requisiti formali.
La Cassazione ha chiarito anche che la presunzione introdotta dal legislatore non è assoluta, ma può essere superata solo con “prova documentale contraria” che rispetti “comunque la normativa tributaria sostanziale”.





