Dalle riforme alle corse, la rinascita di una filiera strategica, descritta dal direttore generale ippica del Ministero dell’Agricoltura, Remo Chiodi.
Dopo anni di crisi strutturale e di perdita di centralità, l’ippica italiana sta vivendo una fase di profonda trasformazione. La direzione generale per l’Ippica del Masaf, sotto la guida del ministro Francesco Lollobrigida e del sottosegretario Patrizio La Pietra, ha avviato un percorso di rinnovamento che tocca ogni anello della filiera: dalle regole sulle sovvenzioni alla modernizzazione degli ippodromi, dalla riforma del sistema delle scommesse agli incentivi per l’allevamento. Abbiamo incontrato il direttore generale per l’ippica del Masaf, Remo Chiodi, per fare il punto su risultati, prospettive e obiettivi futuri di un settore che torna a essere riconosciuto come patrimonio economico e culturale del Paese e proponiamo anche online l’intervista pubblicata sul numero di novembre/dicembre della rivista Ige Magazine.
Che bilancio può farci delle iniziative messe in campo dal Ministero per rilanciare il settore ippico?
“Sicuramente positivo, anche se la strada è ancora lunga. Purtroppo, siamo partiti da una situazione difficile, che ha accumulato problemi negli ultimi 15-20 anni. Il ministro Lollobrigida e Sottosegretario La Pietra seguono in prima persona il piano di rinnovamento già in essere. Siamo intervenuti su temi fondamentali come quello del pagamento dei premi al traguardo, con le tempistiche di liquidazione che oggi sono diminuite drasticamente e si attestano a circa 75/90 giorni. E contiamo di mantenere questo termine, prima di tutto per dare “ossigeno” al comparto con immissione costante di liquidità, ma anche per ottemperare alle richieste del Comitato Pattern europeo, che per i ritardi nei pagamenti dei premi, aveva avviato una procedura per escludere l’Italia dai Paesi di primo livello, ora chiusa. Ecco, proprio le continue attestazioni di stima che arrivano nei contesti internazionali sono una testimonianza autorevole e indipendente del fatto che stiamo lavorando nella giusta direzione, sebbene – come già detto – la strada da percorrere è tantissima. È stata varata la nuova classificazione degli ippodromi attraverso un rating dinamico, trasparente e meritocratico, basato anche sulla qualità dei servizi resi al pubblico e agli operatori. Sono stati adottati nuovi criteri per l’erogazione delle sovvenzioni alle società di corse e ridefiniti alcuni aspetti dei rapporti tra Ministero e società di corse, tra cui la rendicontazione obbligatoria delle risorse erogate e l’obbligo di promozione e comunicazione; nuove modalità per i calendari e la programmazione. C’è la costante ricerca di migliorare e di dare indirizzi precisi alle attività ippiche. Non tutto è stato perfetto, ma si sta intervenendo proprio per limare quelle criticità che sono emerse nell’ultimo anno. Ma anche qui stiamo operando con la consapevolezza di aver iniziato un percorso che può dare innanzitutto stabilità e poi una “spinta” a tutto il settore. Altri interventi importanti sono stati quelli inseriti nella Legge di Bilancio entrata in vigore il 1° gennaio di quest’anno, ovvero la riduzione della tassazione sulle scommesse a quota fissa che sta cominciando a produrre un effetto positivo testimoniato dalla salita del 16% e del 13% del volume ad agosto e settembre, il “prelievo” sulle scommesse virtuali per incrementare le risorse per la filiera ippica e l’istituzione del contributo in conto capitale per gli investimenti strutturali negli ippodromi e il loro ammodernamento tecnologico. Con l’abbassamento al 5% dell’aliquota Iva sulla compravendita dei puledri, il Governo ha dato un importante segnale di attenzione agli allevatori; sull’allevamento, specialmente per il galoppo, c’è molto da lavorare e le politiche di sostegno e miglioramento genetico richiedono tempi mediamente lunghi. Abbiamo lavorato in maniera decisa e convinta su prevenzione doping e benessere animale. Infine, si sta lavorando alacremente su iniziative di promozione e comunicazione, anche attraverso l’attivazione di accordi e partnership, per attrarre nuovo pubblico e per rilanciare l’immagine dell’ippica, integrandola con turismo, ambiente, attività socioculturali. La filiera ippica è stata promossa anche in contesti internazionali e di visibilità (ad esempio al G7 Agricoltura e Pesca di Siracusa nel 2024). E con un nuovo sito web (www.grandeippicaitaliana.it) e un nuovo brand, con il logo ispirato dai disegni di Leonardo da Vinci, che insieme forniscono la nuova immagine dell’ippica italiana che è tornata ad essere protagonista”.
In che modo gli ippodromi dovrebbero rinnovarsi per attrarre un target più ampio e avvicinarsi alle famiglie?
“La situazione degli ippodromi è sotto gli occhi di tutti. Molti impianti presentano strutture non adeguate per accogliere il pubblico secondo i canoni attuali e le aspettative di un pubblico sempre più esigente, specie nei grandi centri urbani. Ci sono delle situazioni problematiche, nelle quali l’attività di alcuni impianti può essere addirittura a rischio. Per il prossimo anno la nuova classificazione degli ippodromi (e dunque la sovvenzione per le società di corse) terrà conto anche dei livelli di qualità, sia nelle strutture, sia rispetto ai servizi offerti a pubblico e operatori. Chi ha lavorato bene crescerà e questo consentirà gradualmente di accedere a una premialità che può portare a un’evoluzione positiva degli impianti, stimolando processi virtuosi, secondo logiche trasparenti e meritocratiche. Certamente oggi un ippodromo non può pensare di vivere solo con i ricavi dell’attività ippica in senso stretto e alcuni stanno lavorando per differenziare l’offerta in modo da aumentare i ricavi. Anche in questo caso ci vogliono tempo e idee per cambiare faccia a strutture che per la maggior parte sono obsolete. L’obiettivo è riportare il pubblico, almeno nelle giornate clou, con la creazione di eventi che coinvolgano la gente, le famiglie ma anche e soprattutto i giovani nella fascia dai 25 ai 40 anni”.
Che ruolo hanno o potrebbero avere gli ippodromi nella promozione del territorio?
“Il legame fra ippodromi e territorio è una chiave fondamentale per il rilancio. La gente ha spesso perso la percezione dell’ippodromo come luogo di sport, spettacolo ed aggregazione sociale. Addirittura, nelle grandi città, quelle che dovrebbero essere le locomotive per il settore, l’ippodromo è sparito dai radar e dall’offerta di entertainment. Qui c’è parecchio da fare, ma vi sono esempi positivi importanti come Merano, Pisa, Cesena che dimostrano di essere realtà perfettamente inserite nel tessuto sociale delle città e che possono rappresentare un esempio. Certo, entrare nel mercato dei luoghi da frequentare nelle Città Metropolitane non è immediato visto che l’offerta della ‘concorrenza’ è decisamente pesante, ma l’attrattiva del cavallo, della natura e la grande carica emozionale delle corse possono avere un effetto positivo, soprattutto se abbinato ad iniziative di accoglienza che affondino le radici nel territorio, a cominciare dal legame stretto con i prodotti a chilometro zero, con quel food and beverage che oggi tira moltissimo. Non dimentichiamo che l’ippica è inserita nel Masaf. Proprio recentemente, come Direzione Generale per l’Ippica, abbiamo promosso una iniziativa per la prevenzione delle dipendenze digitali negli adolescenti mediante il cavallo: in questo senso anche gli ippodromi possono e devono diventare spazi di benessere e inclusione, luoghi aperti dove sport, educazione, cultura e relazione con il cavallo si incontrano per contrastare l’isolamento e restituire ai ragazzi un senso di appartenenza e di crescita personale. I grandi eventi all’estero portano a un incremento esponenziale delle presenze. Si pensi ai meeting inglesi durante i quali è impossibile trovare alloggio nei dintorni se non a prezzi da brividi. Oppure alle trasferte da tutta Europa a Parigi per l’Arc de Triomphe o per l’Amérique. In certi casi parliamo di migliaia di ‘turisti ippici’ che approfittano dell’occasione proposta dalle grandi corse per passare un weekend in un luogo affascinante”.
Guardando al gioco, le scommesse ippiche come stanno andando? Potrebbero essere rinnovate?
“Sicuramente sì. La prima parte del rinnovamento è stata l’allineamento dei prelievi sulle scommesse a quota fissa con le aliquote in vigore per le scommesse sportive. Manca ancora tutta la parte che riguarda l’unificazione dei due totalizzatori e l’abbassamento delle aliquote anche per il gioco al tot che è legata a doppio filo alla riforma globale del retail che è in atto con accelerazioni e frenate ormai da diversi anni e che potrebbe anche essere arrivata finalmente a un punto di svolta in senso positivo. Ci sono poi diverse altre innovazioni più tecniche, alcune delle quali sono state proposte nei vari convegni sul tema che si sono tenuti nel corso degli ultimi due anni, ma il punto di svolta è indubbiamente l’entrata in vigore della riforma complessiva del mercato dei giochi e delle scommesse. Poi toccherà anche all’ippica, una volta che avrà avuto lo strumento, proporre un prodotto che piaccia al mercato”.
Quali sono le prossime iniziative che prevedete di mettere in campo per rilanciare il comparto ippico?
“Indubbiamente, la più importante tra tutte le iniziative previste sarà il collegato alla Legge di Bilancio che prevede una riforma organica di tutto il comparto al fine di renderlo più snello e dinamico e, naturalmente, più competitivo in chiave internazionale. L’obiettivo è creare un ente dedicato in maniera esclusiva ai cavalli, dall’allevamento alle corse, dalla promozione alla comunicazione. Naturalmente, sarà necessario intervenire anche sul sistema delle scommesse con l’intento di creare le basi per la sostenibilità economico-finanziaria del settore ippico e confermare certezza e puntualità nel pagamento dei premi”.





