Rischio riciclaggio nei casinò: proposte, commenti e normativa

L’analista di gaming Mauro Natta esamina il tema del rischio di riciclaggio nei casinò, evidenziando lo scenario attuale e i possibili interventi.

 

di Mauro Natta

L’altro giorno, mi pare il 2 gennaio, ho avuto l’occasione di ascoltare un commento che mi è piaciuto, anche se parzialmente, sulla decisione della Regione di appoggiarsi a una task forse a seguito dei recentissimi fatti riguardanti il Casinò di Saint Vincent.
Più o meno il tenore era questo: a fronte di una situazione preoccupante e di una relativa indagine che lo è altrettanto, molto probabilmente si associa l’accaduto con il rinnovo e il miglioramento di quanto previsto sul tema che attualmente impegna maggiormente proprietà e gestione.
D’altra parte, ponendo mente al mercato dell’azzardo autorizzato del quale non possiamo ignorare, in materia di riciclaggio, la regolamentazione che deriva dalle norme in materia poteva, forse, lasciarlo presumere.

Il commento continuava con argomentazioni di carattere giuridico e, non possedendo le indispensabili nozioni per apprezzarne il contenuto, mi sono alzato dal tavolino del bar e sono tornato a casa.
Ho ripensato al tempo in cui lavoravo e i pagamenti di vincite considerevoli erano fatti in assegni obbligatoriamente nominativi, probabilmente per sicurezza e/o tranquillità. Per farla breve non esisteva il pagamento tramite bonifico che potesse essere effettuato dal cassiere di sala, forse poteva darsi che un cliente, con identico mezzo, poteva disporre di una certa somma presso il casinò, non ho mai conosciuto alcunché al proposito.
Certamente ciò è possibile, dopo l’approvazione della legge Europea, in tema di esenzione Irpef sulle vincite al gioco nei casinò autorizzati, mi pare del 2015 quale certificazione dell’avvenuta vincita per il fisco.

Non mi rimane che giustificare il perché di “parzialmente”. Chiaramente potevo solo immaginare che le persone che ascoltavo erano esperti in diritto, forse avvocati, non credo proprio esperti di case da gioco o, almeno, quanto lo può essere lo scrivente con 40 anni di lavoro nel settore.
La motivazione a supporto dell’aggettivo usato risiede, e mi sono già espresso in questo senso in un mio precedente articolo con quanto riporto di seguito. Sono più che convinto dell’utilità e delle competenze indispensabili di chi o coloro che risolvono, ognuno per la propria specificità, una alquanto per me macchinosa situazione. La competenza di ciascuno non può che contribuire alla soluzione di una problematica di non poco momento.

Mi pare sia il caso di rivolgersi sia a un professore universitario che a qualcuno di mestiere, indubbiamente con il dovuto rispetto per entrambi in modo che le conoscenze e le esperienze siano canalizzate nella medesima direzione perché, a mio modo di vedere, non si potrebbe procedere senza una esatta visione di come è affrontato il tema dell’organizzazione del lavoro, della produzione e il controllo di quest’ultima.
In chiusura mi permetto di aggiungere, stante la delicata situazione, che è consigliabile affiancare all’attuale amministratore unico un consulente operativo molto esperto ed estraneo alle attuali dinamiche aziendali che possa presidiare le sale da gioco durante la loro attività con cognizione di causa meglio se di concerto, nel rispetto delle diverse responsabilità e competenze con funzionari operativi del controllo regionale.

 

Foto di Hoi An and Da Nang Photographer su Unsplash