Il figlio di un esponente di clan mafioso si è visto respingere l’autorizzazione dalla Questura: il Tar conferma la misura.
Come avvenuto recentemente per il figlio di un uomo con precedenti tributari e penali al quale è stata negata la possibilità di realizzare una sala Vlt all’interno dell’albergo di famiglia, al figlio di un noto malavitoso campano, esponente di spicco di un clan mafioso, è stata respinta la richiesta di licenza alla raccolta delle scommesse.
Il richiedente ha fatto ricorso al Tar della Campania, ma si è visto confermare la scelta dell’amministrazione. Il ricorrente contestava il provvedimento sostenendo la propria estraneità alle vicende giudiziarie del padre.
I giudici hanno tuttavia ritenuto legittimo il sospetto di un condizionamento mafioso, evidenziando come la convivenza nello stesso stabile e i legami familiari rappresentino indizi concreti di un pericolo di ingerenza criminale nell’attività economica.
La decisione ribadisce che, in materia di pubblica sicurezza, la tutela della legalità permette di valorizzare i rapporti di parentela per prevenire il controllo indiretto delle imprese da parte delle associazioni mafiose. Il ricorso è stato pertanto respinto, con la condanna del richiedente al pagamento delle spese processuali.





