L’analista di gaming Mauro Natta esamina il tema della ricerca di personale nei casinò, dal punto di vista della formazione interna o esterna di cui deve essere in possesso.
di Mauro Natta
Pensavo che la mia curiosità avesse un limite e che si esaurisse sulla casa da gioco limitatamente alle mansioni svolte, invece, dopo aver avuto notizia di una nuova selezione pubblica finalizzata a: “individuare risorse da inserire nell’area produzione/giochi lavorati con la mansione di tecnico di gioco, con contratto a tempo determinato con possibilità di proroga e stabilizzazione a tempo indeterminato” mi ha fatto ripensare, con un pochino di nostalgia, ai miei primi anni di lavoro al casinò di Saint Vincent, siamo nel 1959. E ancora mi viene da riflettere, solo per un momento, perché mi rendo conto che sto pensando ai tempi andati allorché leggo che “i tempi di inserimento deriveranno dalle necessità operative e dai conseguenti piani di crescita dell’organico della Società”.
Mi pare che si corra troppo e in fretta; ma non è la mia partita e quanto vado oltre. È una mia impressione ma, in attesa di considerare il futuro gestionale della casa da gioco, forse, si poteva dare una differente priorità alle scelte che erano programmate da più tempo.
Ebbene non ricordo che il personale di gioco sia stato ricercato se non formato tramite la formazione in una scuola interna aperta a personale già in servizio in altre mansioni o esterno.
Molto probabilmente il grado di comportamento e di serietà aveva una rilevante considerazione, il vantaggio di conoscere da qualche tempo il dipendente che intendeva frequentare la scuola croupier non era di poco momento per chi desiderava mantenere un certo stile nel Casinò.
Nell’intento di ottenere il risultato sperato gli istruttori occupati avevano una certa anzianità di servizio e di carriera, solitamente gli ispettori, che, insegnando, dimostravano materialmente il modo di operare con una filosofia di fondo che mi piace condensare in: lavorare male o lavorare bene si impiega lo stesso tempo, il mal di schiena lo procura l’uso improprio del rastrello, etc.; poi se lavori bene ci guadagni due volte. Questo lo capisci dopo ma è proprio così, credo di poterlo garantire.
Mi sono anche domandato chi avrebbe potuto lasciare un posto di lavoro fisso per uno solo probabilmente tale, forse anche a distanza di tempo: chi conoscendo due o più giochi avrebbe avuto la convenienza economica di una scelta come quella che si presentava?
Forse ai miei tempi il clima non era come l’attuale, essere in grado di scegliere quali giochi, se due o tre, non poteva rappresentare titolo di particolare merito se non dopo aver frequentato con profitto la scuola.
Al termine di queste mie considerazioni da pensionato con quaranta anni di anzianità e curioso come sempre se non di più, mi piacerebbe conoscere quante saranno le domande di adesione all’avviso di cui trattasi che dovrebbero includere un limite di età, altrimenti non sarebbe facile comprendere i prepensionamenti di qualche mese or sono.
Ancor di più sarebbe interessante conoscerne la provenienza. Colgo l’occasione per rammentare – magari oggi non lo si fa più – che un tempo, ai miei, c’era solo il corso per la roulette francese tradizionale, il trente et quarante e lo chemin de fer al quale si passava dopo una discreta anzianità alla roulette dopo aver imparato il maneggio della paletta.
Non mi sono addentrato nel lato economico per cui, facendola breve, si potrebbe ipotizzare una partecipazione di croupier in servizio sulla navi da crociera e con i parenti residenti in loco che, in ogni caso, non potrebbero omettere di considerare i costi per una eventuale assunzione a tempo determinato.
Forse sono troppo vecchio per ricordarmi bene il periodo della scuola interna per croupier e dell’impegno che si sommava all’altro nella stessa azienda. Mi sovviene, però e sempre che la memoria non mi faccia danno, il corso che hanno fatto ultimamente a Venezia; era come quello che rappresento come ricordo a mente la scuola interna.
La mia curiosità sarà appagata a breve termine. Per quale motivo sono stato curioso in questa specifica occasione? Non comprendo la necessità dell’iniziativa; può darsi che lo studio e l’attenzione al mercato nazionale, relativamente alla rilevabile qualità della domanda, abbia provveduto ad incentivarla.
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